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Piaggio, serve un vertice per comprenderne il futuro

Piaggio, serve un vertice per comprenderne il futuro

È la proposta dei segretari alle istituzioni per chiedere all’azienda investimenti in Valdera. All’orizzonte anche un confronto tra Pisa e Livorno per l’automotive

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PISA. «Sul metalmeccanico, la Piaggio e l’indotto un incontro unitario e con le istituzioni sarebbe opportuno». Questo uno dei passaggi dell’incontro avuto con i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil sul macro tema del lavoro. E, parlando di economia e occupazione in provincia di Pisa, l’argomento Vespa e affini salta fuori fatalmente. Anche se, fra divisioni sindacali, mercato delle due ruote dimezzato in pochi anni e prospettive non certo rassicuranti dell’economia il tema resta comunque un po’ fumoso.

Un punto fermo è rappresentato dalla necessità di un confronto a tutti i livelli. Magari allargando il campo anche alla provincia livornese dove il settore dell’automotive potrebbe essere complementare a quello presente nel Pisano. «Tra le due realtà non ci sono doppioni - dice Angelo Colombo, sub-commissario della Uil Toscana Costa - Anzi, vedo molte situazioni che potrebbero integrarsi e creare una vera sinergia». Ma lo stesso Colombo affonda quasi subito le speranze di un sodalizio tra i due territori: «Ho partecipato a un incontro proprio su questo argomento a cui hanno partecipato circa 70 soggetti. E non ne è venuto fuori niente. Credo che chi comanda a Livorno non offra grandi garanzie di poter creare i giusti presupposti per un programma che integri il metalmeccanico pisano con quello labronico».

Insomma, non c’è grande speranza di poter arrivare a un piano che possa prescindere da Piaggio e che, se l’azienda della Vespa dovesse decidere di investire di nuovo in questo territorio, potrebbe diventare ancora più ricco. «Piaggio ha dimostrato di essere sorda rispetto alle necessità della Valdera - dice Gianfranco Francese, segretario della Cgil pisana - E lo dico col massimo rispetto, ben sapendo quali difficoltà ci siano per un’azienda a stare su un mercato difficile come quello delle due ruote. Ma è chiaro che servirebbe un impegno da parte del presidente del Gruppo, Roberto Colaninno. Ci piacerebbe che facesse la sua parte firmando un accordo con il territorio. Forse è chiedere troppo, ma dobbiamo riuscire a fargli mettere le carte sul tavolo».

Una strategia che a Pontedera si sta traducendo in una diatriba tra la Fiom da una parte, Fim e Cisl dall’altra. I metalmeccanici della Cgil vorrebbero affrontare di petto l’azienda. I rappresentanti delle altre due sigle, invece, vorrebbero arrivare a un confronto coinvolgendo le istituzioni. Posizioni diverse condite da accuse reciproche di fare o meno i giochi dell’azienda rispetto anche agli accordi firmati o no con la stessa Piaggio. «Semplice dialettiche che c’è sempre stata, ma c’è la consapevolezza di voler raggiungere una unità. Anche se in Piaggio la situazione non è semplice da anni ormai», dice Francese che, su questo aspetto, trova d’accordo Gianluca Federici, segretario della Cisl: «La dialettica tra sindacati c’è, ma troveremo la sintesi. L’esperienza di area vasta per la sanità ha funzionato. Potremo provare anche per il metalmeccanico. Ma credo che le istituzioni dovranno svolgere un ruolo fondamentale». E Francese dice: «C’è bisogno di fare il punto della situazione».

Andreas Quirici

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