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Caso Ragusa, lo sfogo delle cugine: «Tempi lunghi in Cassazione»
La denuncia delle parenti romane della donna scomparsa «Inutile cercare ancora il corpo. Non si troverà mai»
PISA. «I tempi della Cassazione mi sembrano un po’ troppo lunghi. Ogni giorno che passa il dolore aumenta sempre di più».
Nel quarto anniversario della scomparsa di Roberta Ragusa, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, le due cugine romane, parti civili nel procedimento penale contro il marito della donna sparita, Antonio Logli, rinnovano l’appello alla magistratura a fare presto. Lo fanno durante l’ultima puntata di “Chi l’ha visto?”. Stavolta i giudici sono quelli della Cassazione che devono discutere i cinque ricorsi (due delle Procure di Pisa e quella generale di Firenze, tre delle parti civili) contro la sentenza di proscioglimento di Logli pronunciata il 6 marzo 2015 dal Gup, Giuseppe Laghezza «perché il fatto non sussiste».
In studio Maria Ragusa e Marika Napolitano, ormai, loro malgrado, diventate il simbolo dell’ostinata ricerca di una verità sulla sorte della parente. «Sono quattro anni che stiamo aspettando – ha esordito Maria Ragusa –. Vorrei sottolineare tre aspetti in questa storia. L’ingenuità dei familiari, le testimonianze e le ricerche. Come familiari aspettavamo una telefonata in cui avere la notizia che Roberta era in buona salute e che, nonostante, fosse uscita in pigiama avesse potuto trovare riparo in quei giorni freddi. Un’ingenuità che presto ha lasciato il posto alla sconvolgente consapevolezza che a Roberta era successo qualcosa di più grave».
Sul fronte delle testimonianze la cugina ricorda le numerose segnalazioni arrivate alle forze dell’ordine e le risposte agli appelli dei parenti dell’imprenditrice di Gello svanita nel nulla. «Ci sono state testimonanze, come quella di Gozi, che si sono rivelate devastanti per la sua vita – ha aggiunto –. Gli auguro che risolva la sua vicenda (arrestato a dicembre per scontare 3 anni per furto aggravato, ndr) nel migliore dei modi. Ci sono poi le ricerche. In tanti si sono impegnati tra le forze ordine, gente comune e volontari. Solo per questi tre elementi dobbiamo continuare a cercare la verità. Ci auguriamo che la risposta della Cassazione arrivi al più presto. Sono sette mesi (ricorsi depositati a giugno 2015) che si sta fermi. Dobbiamo aspettarne altrettanti? Posso dire soltanto che l’attesa è diventata angosciante e il dolore per la scomparsa di Roberta ogni giorno si fa più forte». Il filo dei rapporti con i due figli di Roberta si è rotto ormai da anni. «No, non abbiamo più recuperato, né avuto contatti» hanno ribadito le due cugine. Sui mesi che scorrono senza la fissazione dell’udienza in Cassazione si è soffermata Marika Napolitano: «I tempi mi sembrano un po’ troppo lunghi. Spero che i giudici studino bene le carte e non ci diano notizie come quelle del primo giudice che, a nostro avviso, avrebbe dovuto rinviare a giudizio Logli. Il corpo? Non si troverà mai. È inutile cercarlo per poter incriminare qualcuno». Distrutto o ben occultato poco cambia per blindare un mistero che dura da quattro anni.(p.b.)
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