Il Tirreno

Pisa

Spaccio, piena assoluzione per albergatore

Il titolare dell’Hotel Bologna aveva trascorso 21 giorni agli arresti domiciliari. «Finito un incubo»

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PISA. Un arresto con l’accusa di spaccio nell’aprile 2015. Ventuno giorni di domiciliari. Poi la libertà in attesa del processo. Che si è concluso con una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste. La più ampia delle formule per proclamare l’innocenza di un imputato.

Finisce con un verdetto che ristabilisce una serenità professionale e familiare, la vicenda in cui era incappato Francesco Gherardi, 51 anni, titolare dell’Hotel Bologna in via Mazzini.

Nell’aprile 2015 in sedici furono arrestati dai carabinieri in un’operazione antidroga con epicentro in Versilia e diramazioni anche pisane.

Per la Procura lucchese gli arrestati gestivano una fetta importante del mercato dell'hashish a Viareggio e nell'entroterra versiliese. Riuscendo a piazzare fra la propria clientela fino a venticinque chili di "prodotto" al mese. Un business florido che poggiava su un sistema di approvvigionamento collaudatissimo e su una vendita al dettaglio sempre più ramificata.

Davanti al gup, Riccardo Nerucci di Lucca, Gherardi, difeso dagli avvocati Laura Antonelli di Pisa e Giacomo Dini di Pistoia, è stato giudicato con rito abbreviato e assolto.

«È la fine di un incubo – commenta l’albergatore –. Questa storia mi ha pesato sia sul lavoro che, soprattutto, a livello di relazioni. Per mesi ho vissuto con disagio e fastidio una situazione di profonda ingiustizia per episodi ai quali ero completamente estraneo e in cui sono stato coinvolto ingiustamente».

Gherardi era stato tirato in ballo da un altro indagato per un totale di cinque capi di imputazione.

Spiega il legale, Laura Antonelli: «Abbiamo subito fatto investigazioni difensive che ho illustrato al Tribunale del riesame che ha liberato il mio assistito. Prima della richiesta di rito abbreviato ho depositato una memoria che sintetizzava il lavoro fatto con le indagini difensive. In questa vicenda, come avvocato, posso solo dire che le chiamate di correità da parte dei coindagati vanno sempre riscontrate con il massimo scrupolo. È stato grazie alle nostre indagine che abbiamo dimostrato la piena estraneità di Gherardi dalle accuse che lo avevano portato addirittura agli arresti».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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