Il Tirreno

Pisa

«Una revoca sgradevole ma divenuta necessaria»

di Francesco Loi

L’avvocato Messina (cda Fondazione) sul caso dei contributi ritirati al Comune «Avremmo avuto sanzioni e non c’erano alternative. Ma le porte sono aperte»

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PISA. «Un provvedimento sgradevole, ma necessario». Così l’avvocato Massimo Messina, uno dei consiglieri d’amministrazione della Fondazione Pisa, definisce la revoca del contributo da 1,3 milioni euro al Comune. Il legale comunque riconduce ogni responsabilità al singolo episodio e dice che «le porte sono aperte» per altre collaborazioni.

Avvocato, come sono i rapporti tra Fondazione Pisa e Comune?

«I rapporti sono di correttezza. La Fondazione ha sempre cercato di venire incontro alle iniziative ritenute meritevoli proposte dall’amministrazione comunale. Non c’è alcun partito preso per questo. Per la Fondazione, com’è emerso anche nel cda, la revoca dell’erogazione dei finanziamenti è stato un atto dovuto a fronte della perdita secca del rimborso da parte dell’amministrazione finanziaria. Se non fosse stata fatta la revoca, gli amministratori sarebbero andati incontro a responsabilità omissive da parte soprattutto del ministero dell’Economia. Purtroppo non si è potuto fare niente. E devo dire che in consiglio d’amministrazione c’è chi ha cercato di individuare vie alternative, che però non è stato possibile praticare».

La percezione che avete voi è stata quella di un errore degli uffici comunali?

«Di ritardi da parte dell’amministrazione comunale, ma non voglio dire se questo sia dipeso dagli amministratori o dagli uffici. Diciamo che qualcosa non ha funzionato e ci ha messo con le spalle al muro obbligandoci ad adottare un provvedimento che è sgradevole, spiacevole. Quando i soldi vengono erogati, arrivano a svolgere una funzione istituzionale a favore del territorio. Certo, se non si può realizzare un intervento e vengono bloccati fondi consistenti per un periodo irragionevole, e soprattutto si perdono 850.000 euro di rimborso, a quel punto le conseguenze sono obbligate».

Avete già deciso in qualche maniera con il Comune come poter sostenere altre iniziative?

«No, ci vuole una proposta da parte dell’amministrazione comunale che dovrà essere valutata. A quanto ne so, di nuove proposte non ne sono arrivate. Sono in corso di pubblicazione nuovi bandi per i vari settori d’intervento».

Dunque, non ci sono porte chiuse o difficoltà di rapporti da parte della Fondazione Pisa verso il Comune...

«No, perché il problema non è l’interlocutore, ma l’iniziativa. Se l’iniziativa è meritevole, rientra nei fini istituzionali, è ragionevole e sostenibile, le porte sono aperte a tutti».

Esaurita, almeno da parte della Fondazione, questa singola e particolare vicenda, con il Comune ci saranno future collaborazioni…

«Certo, basta che tutto segua l’iter più normale ed auspicabile».

Come definerebbe il ruolo della Fondazione Pisa in questi anni per la città?

«La Fondazione mi sembra sia sempre più un ente di riferimento per questa realtà, con una grande attenzione al territorio. Se si pensa che non si riesce mai a spendere tutti i soldi che vengono stanziati nei vari settori, perché le proposte non sono tutto sommato ritenute meritevoli, o non sono corredate da adeguata documentazione, è evidente che si può fare ancora di più a favore di tutti. Amministrazione comunale compresa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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