Il Tirreno

Pisa

Fallimenti, un ko per 134

di Pietro Barghigiani
Fallimenti, un ko per 134

Immobiliare, edilizia e ristorazione i settori colpiti dalla crisi. Tutti i dati

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PISA. Un incremento a due cifre per un indicatore capace di misurare senza sfumature gli effetti della crisi: rispetto al 2013 i fallimenti in provincia sono aumentati di oltre il 30 per cento. Non arrivavano a cento default due anni fa, mentre nell’anno appena trascorso il numero di chi ha alzato bandiera bianca con una sentenza di fallimento è cresciuto a quota 134. Dato in linea con il 2014 quando furono 130.

Immobiliare, ristorazione, arredamento, edilizia sono i settori che hanno mostrato i segnali di un affanno tale da dover chiudere l’attività stando ai dati forniti dalla Camera di commercio.

Vedova coraggio. Nel verdetto di un fallimento c’è sempre la fatica di un imprenditore che non ce l’ha fatta. E nell’anno appena lasciato alle spalle una storia su tutte si traduce in un finale triste, quella di Giovanna Temperanza.

Titolare, dopo la morte del marito suicida per debiti, del ristorante “Il Viandante” a Riparbella, a 67 anni, ha preferito farsi uscire dalla trincea di un’esistenza perennemente in salita. Per oltre un anno da quel tragico 3 novembre 2013, la ristoratrice si era rimboccata le maniche, sorretta dalle istituzioni e da una volontà invidiabile mutuata dalla forza della disperazione. La vicinanza dei primi tempi si è affievolita e la clientela ha diradato coperti e incassi. Una solitudine schiacciata dai debiti che hanno sfinito la vedova coraggio. Al Tirreno aveva raccontato nel marzo 2015: «Ieri a pranzo ho fatto un solo coperto: un primo, mezzo litro d'acqua e un caffè. Mi ritrovo più stanca quando non c’è gente che le poche volte in cui c’è da correre per cucinare e servire in tavola». L’anticamera della resa. Con la dignità di chi ha provato a pagare creditori e fornitori e non c’è riuscito senza ricorrere alla furbizia tutta italiana di chi si sottrae alle proprie responsabilità.

Sviluppo Navicelli Spa. L’altro simbolo dell’anno, per le aspettative e i volumi in ballo, è la Sviluppo Navicelli Spa. Un “buco” di oltre 30 milioni di euro dopo la grande operazione della vendita dei terreni che aveva permesso lo sbarco di Ikea ai Navicelli. Sintesi di una frenata dell’immobiliare e monito all’imprenditoria pisana che nella partita aveva investito nome e denari.

I numeri. Nell’anno giudiziario luglio 2014-giugno 2015 sono state presentate in Tribunale 361 istanze di fallimento (con una pendenza iniziale di 681 procedure fallimentari e una finale di 782 con una modesta diminuzione rispetto alle domande presentate nel precedente periodo di osservazione che erano 392). I fallimenti definiti sono stati 475 con 141 dichiarazioni di fallimento, mentre le chiusure ammontano a 40 (erano 58 nel periodo precedente). «L’incremento delle procedure concorsuali pendenti, è dovuto sia all'ulteriore aumento delle dichiarazioni, sia al fatto che le chiusure sono seppure in aumento ancora inferiori alle nuove dichiarazioni e incontrano sempre difficoltà legate alla stasi del mercato ed alle conseguenti difficoltà di liquidazione spiega il presidente del Tribunale, Salvatore Laganà. Sul fronte dei concordati preventivi, le istanze sono state 49 a fronte delle 62 nel periodo di osservazione precedente. Crescono anche le esecuzioni immobiliari: ne sono arrivate 370 con una definizione di 337 procedure e una pendenza in crescita pari a 1627 immobili da vendere. I ritardi nella definizione sembrano imputabili in primo luogo al permanere delle difficoltà del mercato immobiliare, che rendono frequente la diserzione delle vendite.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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