Sicurezza
Offre un posto di lavoro al superteste del caso Ragusa
Un imprenditore pisano pronto ad affidargli la manutenzione delle sue attività. L’avvocato di Gozi: «Grazie a questo abbiamo fatto richiesta di scarcerazione»
PISA. Ha chiesto di uscire dal carcere dove si trova da circa un mese, Loris Gozi, il giostraio di Gello catapultato al centro di uno dei casi giudiziari più inestricabili degli ultimi anni. Lo ha fatto attraverso il suo legale, Antonio Cozza con il deposito al magistrato di sorveglianza di un’istanza di affidamento in prova ai servizi sociali. «Il magistrato dovrebbe decidere a breve» fa sapere l’avvocato che assiste Loris da tempo, ma non quando nel 2013, dopo una condanna a 3 anni per furto, la sentenza non venne appellata finendo per diventare esecutiva traducendosi in un arresto in carcere per il superteste del caso Ragusa.
Loris Gozi, 38 anni, non è stata solo una pedina cruciale nello scacchiere dell’accusa nell’inchiesta sulla scomparsa di Roberta Ragusa, avvenuta nella notte tra il 13 il 14 gennaio 2012.
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Le sue deposizioni contro Antonio Logli, (l’ho visto in via Gigli mentre litigava con una donna, ndr) il marito dell’imprenditrice sparita nel nulla, oltre a finire agli atti, sono state anche rilanciate a mezzo stampa tra giornali e trasmissioni televisive.
Un’esposizione mediatica che, a suo dire, è stata controproducente. Se da un lato si è creato un fronte di sostenitori che credono alla genuinità delle sue affermazioni, dall’altro non sono pochi i detrattori del giostraio diventato in poco tempo un bersaglio colpito anche con lettere minatorie. «È stato danneggiato dal suo "senso civico", che lo ha indotto a riferire agli inquirenti ciò che era a sua conoscenza in relazione alla scomparsa di Roberta Ragusa e ha finito per nuocere alla sua persona, rendendogli pressoché impossibile il reperimento di un lavoro» commentò il legale al momento dell’arresto.
Dai primi di dicembre qualcosa si è mosso per Loris, etnia sinti, che già all’epoca fu vittima dell’ostracismo di gran parte dei familiari per la scelta di collaborare con i carabinieri. C’è, infatti, chi è pronto a dargli un lavoro. Una condizione essenziale per chiedere l’affidamento in prova. «Ho presentato l’istanza e sono fiducioso – spiega l’avvocato Cozza –. Tra i requisiti richiesti per ottenere il beneficio un’occupazione e la buona condotta sono essenziali. Abbiamo prodotto una dichiarazione di disponibilità all’assunzione di Loris. È un imprenditore di Pisa che lavora nell’ambito delle giostre e dei luna park. Gozi, che conosce il titolare ma solo di vista, sarebbe impiegato nella manutenzione degli impianti. Anche perché è quello che sa fare meglio. Loris ha il diritto di riprendere la propria vita e di lavorare. Spero che il magistrato valuti presto la nostra istanza». L’ipotesi per un pronunciamento è tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio.
Il grande accusatore di Antonio Logli è finito al Don Bosco per una condanna a 3 anni inflitta nel 2013 per un furto aggravato avvenuto nel 2008: un computer rubato all’interno di un’auto in sosta dopo la rottura di un finestrino. «Non per colpa di Loris, ma non aver fatto ricorso ha creato la situazione incresciosa che ora speriamo di risolvere con l’affidamento in prova» è l’auspicio dell’avvocato.
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