Il dolore
«Violato lo statuto, assumete veri bibliotecari»
Archeologi e archivisti: lodevole l’impegno dell’associazione ma così si sviliscono le professionalità
PISA. È «lodevole l’iniziativa di coinvolgimento di un’associazione culturale di volontari locali nel sostegno alla riapertura», ma è «lesiva delle professionalità dei beni culturali». Soprattutto così viene «disattesa» la legge «istitutiva della Domus Mazziniana», perché prevede che il personale dell’istituto debba essere statale e costituito da un bibliotecario e un custode». Ancora un affondo nei confronti di Fabio Beltram. Ancora una volta le critiche al rettore della Scuola Normale di Pisa, nominato due anni fa commissario straordinario del memoriale dedicato a Giuseppe Mazzini dal Ministero dei Beni culturali, arrivano dall’Associazione nazionale archeologi. In una lettera sottoscritta insieme agli Archivisti in movimento, ad associazioni di restauratori, storici dell’arte, bibliotecari e dalla lista consiliare “Una città in comune” proprio nel giorno della riapertura, l’Ana torna a chiedere a Beltram di «fornire di adeguato personale dipendente» la Domus, in ossequio «alle norme costitutive dell’Istituto». Secondo le associazioni, i volontari possono venir impiegati, ma solo per mansioni extra che consentano al museo aperture e eventi straordinari. Una polemica a cui il professore della Normale ha già risposto. Lo statuto - aveva replicato a metà dicembre - parla chiaro: alla Domus spettano un direttore e un custode, niente di più. Per dotarla di personale bisogna cambiarlo, e per questo serve una legge del Parlamento. La Domus è affidata al commissario dal 1997 e, dopo una breve riapertura di due anni fra 2009 e 2011, è sempre stata chiusa. È evidente che il percorso non è completo, ma siamo riusciti a riaprirla al pubblico e alle scuole e senza spendere soldi. In più siamo riusciti ad ottenere che il Miur la inserisca nelle tabelle triennali di finanziamento degli enti di ricerca».
Insomma, i fondi per assumere non ci sono. È un miracolo essere riusciti ad aprirla a costo zero. «La dotazione di poco più di 20mila euro trasferita ogni anno dallo Stato - aveva concluso Beltram - è utilizzata per pagare il magazzino in cui è depositato l’archivio di Mazzini a Perignano. Non ho deciso io di portarlo là. Abbiamo chiesto di poter utilizzare spazi della Normale per spostarlo, ma serve un accordo con il Mibact». E per ora non c’è.
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