Sicurezza
«Una crisi che di sicuro non arriva a sorpresa»
PISA. «La richiesta di concordato preventivo della Boccadarno Porto di Pisa Spa è un altro colpo al modello di sviluppo della città targato Pd». Secondo il gruppo consiliare Una città in comune-Prc...
PISA. «La richiesta di concordato preventivo della Boccadarno Porto di Pisa Spa è un altro colpo al modello di sviluppo della città targato Pd». Secondo il gruppo consiliare Una città in comune-Prc la richiesta avanzata dal cda della società che ha realizzato il porto di Marina non è «un fulmine a ciel sereno», né può essere «decontestualizzata dalle più recenti notizie di fallimento o di crisi conclamate» di altri gruppi imprenditoriali e società che a Pisa sono stati protagonisti di grandi operazioni. «Già anni fa furono messi in evidenza tutti i problemi di un’operazione come la costruzione del porto frutto del sistema di relazioni tra le amministrazioni comunali degli ultimi 15 anni e pochi imprenditori, che basava la sua presunta redditività sulla realizzazione di oltre 150.000 metri cubi di edificato in aree anche pubbliche - sottolinea Ciccio Auletta, capogruppo di Ucic-Prc -. Questa non è una crisi improvvisa di una società: mesi fa, alla luce del fallimento della Sviluppo Navicelli, lanciammo l’allarme, ma l’amministratore unico della Boccadarno tranquillizzò tutti sull’esistenza di un piano di rifinanziamento. Oggi lo stesso rivela un indebitamento di oltre cento milioni di euro».
La richiesta di concordato preventivo, secondo il gruppo di minoranza, mette in luce un’altra crisi. «La Boccadarno - prosegue Auletta - deve al Comune otto milioni di euro (quattro direttamente a Palazzo Gambacorti, il resto alla Gea, società in liquidazione controllata al 99,9% dal Comune) per l’acquisto di alcune aree limitrofe al porto e che dal 2007 non ha mai pagato. Con il concordato il rischio è che il Comune non riscuota mai questi crediti». Il gruppo consiliare ha anche fatto richiesta di accesso agli atti per verificare la regolarità delle fidejussioni presentate dalla società a Palazzo Gambacorti. «Quello della Boccadarno è l’ennesimo fallimento dell’impostazione economica e di sviluppo della città - conclude Andrea Corti, segretario provinciale del Prc -. Negli ultimi anni sono stati traghettati a Pisa milioni di euro per questo tipo di operazioni, ma, oltre a pochi posti di lavoro precario all’Ikea, non si è prodotto né occupazione né un aumento della ricchezza collettiva. Se l’amministrazione deve svolgere anche un lavoro di facilitazione dell’attività imprenditoriale, bisogna puntare su altri settori e non sempre sul cemento e sulle grandi opere».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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