Il Tirreno

Pisa

«Ritorsioni e ricatti», rabbia dopo l’annuncio del Daspo

di Danilo Renzullo
«Ritorsioni e ricatti», rabbia dopo l’annuncio del Daspo

Parlano i manifestanti nei confronti dei quali è pronto a scattare il divieto di stadio dopo i tafferugli avvenuti nel corso di una manifestazione di protesta contro la Lega

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PISA. «Un provvedimento tanto assurdo quanto pericoloso, che contrasteremo con tutti i mezzi a disposizione».

Fanno discutere gli avvisi di notifica del divieto di accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive (Daspo) ricevuti da cinque persone accusate di istigazione a delinquere e del «lancio di ortaggi, oggetti metallici, pietre e petardi» contro le forze dell’ordine durante la manifestazione di protesta contro la Lega Nord dello scorso 14 novembre, intervallata da cariche e scontri con polizia e carabinieri, feriti e contusi, da una parte e dall’altra. «Lo scorso 31 dicembre – sottolineano alcuni partecipanti alla manifestazione che, dopo aver attraversato il centro storico, cercarono di sfondare il cordone di forze dell'ordine all’angolo tra ponte della Fortezza e lungarno Mediceo – la questura ha contattato le cinque persone per notificare l’avviso dell’avvio di un procedimento che porta all’emissione del Daspo. Un provvedimento assurdo che mira a limitare e contrastare laa libertà personale e di manifestare. È una ritorsione, ma anche un ricatto, perché il provvedimento non colpisce solo cinque persone, ma cerca di disciplinare dei comportamenti sociali – proseguono gli appartenenti a varie sigle sociali che lo scorso –. Vogliono in pratica intimidire studenti, operai e tutti coloro che lottano per migliorare la propria condizione: partecipare ad un corteo, un presidio o ad uno sciopero potrebbe costare il divieto di ingresso nelle strutture sportive. E senza alcun processo».

Il provvedimento (che verrà emesso entro tre mesi) è scattato per la prima volta a Pisa. Ma non è una novità a livello nazionale. «È una misura di prevenzione che come tutte le altre ha un problema di compatibilità con la Costituzione – aggiunge l’avvocato Tiziano Checcoli, difensore dei cinque “accusati” –. Negli ultimi anni queste misure sono state notevolmente ampliate. Il problema è la normativa, che estende sempre di più uno strumento (il Daspo, ndr) che dovrebbe essere eccezionale. Sappiamo che ci sono delle denunce, che potrebbero riguardare anche altre persone. Nell’attesa di un processo, viene però immediatamente limitata la libertà personale. La follia è che ci sono due forze in gioco (manifestanti e forze dell’ordine, ndr): entrambe accusano l’altra di violenze e, in attesa di un eventuale processo, una delle due limita la libertà dell’altra».

I cinque manifestanti (una donna e quattro ragazzi) annunciano ricorso e varie iniziative «per sensibilizzare la cittadinanza sulla questione». A partire da un presidio e un volantinaggio che si terranno domenica all’esterno dello stadio in occasione di Pisa-Pistoiese (all’Arena saranno presenti anche i cinque a rischio Daspo) a cui seguiranno incontri pubblici e una campagna di solidarietà con raccolta firme. «Un provvedimento assurdo – aggiunge Cesare Cerulli, 23enne pisano, lavoratore precario, uno dei cinque raggiunti dall’avviso di Daspo –, in cui viene evidenziata l’assidua frequenza della curva Nord, ma tre dei cinque non frequentano da anni lo stadio. Non c’è inoltre alcuna denuncia. Nonostante ciò la questura emetterà la misura restrittiva che vieta l’ingresso negli stadi per fatti totalmente estranei a manifestazioni sportive. Non abbiamo intenzione di accettare questo precedente e per questo faremo di tutto per non farlo passare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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