Il Tirreno

Pisa

La Domus riapre ma il museo digitale è ancora fuori uso

di Mario Neri
La Domus riapre ma il museo digitale è ancora fuori uso

Chiusa dal 2013, via alle visite grazie ai volontari Ma schermi e totem multimediali non funzionano

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PISA. «Ecco dunque il campo della libertà nel secolo XIX». C’è scritto così sulla targhetta. Firmato Giuseppe Mazzini, missiva all’amico e “compagno” rivoluzionario Giuseppe Giglioli. Discorso sulla Giovine Europa. Ecco, la Domus ha riaperto e te ne aspetteresti dieci, cento, mille di lettere così, vorresti fermarti per ore a frugare in quella calligrafia uncinata, in pagine e pagine dense di parole e di storia. Storia protorepubblicana, fogli ingialliti di utopia e unità, carte punteggiate di “g” che assomigliano a ganci su un foglio pieno di inchiostro mitico.

Ecco, finalmente l’hanno riaperta la Domus Mazziniana. Dopo l’inaugurazione nel 2011 con l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del 150° anniversario dell’Unità, ha chiuso e riaperto a singhiozzo, fino allo stop definitivo nel 2013. Problemi agli impianti prima, mancanza di personale poi. Adesso Fabio Beltram, rettore della Normale nominato commissario straordinario dal Ministero dei Beni Culturali, è riuscito nel miracolo, e grazie alla collaborazione dei volontari dell’Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti di Pisa c’è qualcuno che tiene aperta la porta del memoriale. Appena due ore il martedì, il giovedì e il sabato dalle 10 alle 12, e su prenotazione negli altri giorni per le scolaresche. Poco? Comunque qualcosa per un istituto preso di mira dai tagli in questi anni.

Solo che né i volontari né il commissario possono diradare il senso di spaesamento che accoglie il visitatore. Sì perché gli autografi non sono dieci, cento, mille, ma una sparuta e quasi incomprensibile raccolta se accompagnata appunto da brevi e poco esplicative targhette. Certo ci sono (e meno male) i fondamentali della sua biblioteca, il ligure leggeva Tacito, Cicerone, Muratori, Dante, ovviamente Foscolo, Shelley, Keats, Saint-Simon, e i giornali dell’epoca, italiani, francesi, inglesi, ci sono i cimeli garibaldini, gli oggetti della quotidianità pisana, ma la figura del politico rivoluzionario dell’Ottocento, la voce romantica della “patria” dovrebbe emergere anche dai pannelli con sopra le stampe (le stampe!) del Foscolo, di Dante, di Rossini e le sue citazioni, dalle frasi celebri, dalla vita illustrata sulle pareti con le litografie Mantegazza e la cronologia un po’ didascalica (che fa molto scolaresca appunto) delle tappe principali (i genitori, l’infanzia, la carboneria, le donne, le armi, gli amori e l’audaci imprese fino alla morte, qui, il 10 marzo 1872) e risuonare dagli schermi e dalle cuffie delle installazioni multimediali. Dovrebbe. Perché in realtà gli schermi sono spenti, le cuffie non funzionano, insomma la multimedialità su cui è fondato il museo «ancora non è attiva», dicono Silvio Giuliani e Simona Iannini, i gentili e informati volontari che ieri hanno accolto e guidato i primi dieci visitatori alla ri-scoperta della Domus.

Così, privo dei dispositivi, il memoriale sembra più un esercizio di stile dei designer e degli architetti che un viaggio nella vita artistica, letteraria e storica del grande pensatore. Ma l’inaugurazione ufficiale arriverà fra qualche giorno. C’è ancora tempo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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