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«Quella volta che Nibali fu fermato»

«Quella volta che Nibali fu fermato»

In strada l’accusa di intralciare il traffico «I corridori? Sono tutti fuorilegge»

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SANTA CROCE SULL’ARNO. La strada è di tutti i veicoli, ma di qualcuno un po’ di più: i corridori ciclisti? È l’accusa ricorrente di tanti automobilisti .

«Ci risiamo, è da tanto tempo che i ciclisti, anche i non agonisti, o gli amatori di una sgambata in bicicletta, sono accusati di non avere il campanello, i fanali, il carter, la catena, la ruota di scorta, il parafango», osserva Stefano Taddei.

Taddei è il presidente vincente a Santa Croce sull’Arno con una squadra che da alcune stagioni sta dominando, grazie a campioni importanti come Francesco Casagrande e altri che nonostante l’età continuano a gareggiare con passione.

«Hanno il tesserino, che serve per allenarsi su strada – continua Taddei – ma se vengono fermati dalle forze dell’ordine per un controllo non usano la trombetta, semmai la tengono in tasca».

Non mancano gli aneddoti più o meno gustosi sull’argomento. Continua Taddei: «Anche un campione professionista come Nibali, fermato a un controllo, sì è sentito dire che la strada è uguale per tutti, e per allenarsi dovrebbe farlo in pista. Ma non è la stessa cosa».

Insomma i corridori veri avrebbero qualche privilegio, e devono adeguarsi alle norme del Codice della strada.

«Proprio così, anche se il tesserino ha un’assicurazione da 45 euro, mentre una polizza integrativa costa 100 e più euro. In sostanza, i corridori sono tutti fuori legge: a meno di mettere le targhe obbligatorie anche alle biciclette, cosicché se si investe qualcuno serve da riconoscimento. È gia da tre/quattro anni che se ne parla, il futuro sarà così».

Anche Massimiliano Mori, già corridore professionista e fondatore della squadra “New Project Team” ha le idee chiare. «Ci dicono di usare le piste ciclabili per allenarsi, come i calciatori usano il campo sportivo. Altrimenti diamo fastidio anche nei giorni infrasettimanali, perché la pista ciclabile non la usa nessuno, forse qualcuno la domenica, ma non certo i corridori che puntano al professionismo, e che invece vengono additati come d’intralcio al traffico di coloro che fanno una giratina in auto con la moglie a passo d’uomo, e loro sì che rallentano il traffico».

Poi aggiunge: «Io la vedo così perché sono di parte. Ma ad esempio un apino prende più spazio di due corridori affiancati in allenamento, ma sembra che intralcino la strada soltanto i corridori. Ciò perché la gente è prevenuta. Le norme vanno rispettate da tutti, è evidente, ma bisogna non dare addosso soltanto ai corridori, di qualsiasi età. I calciatori hanno gli stadi per allenarsi, i corridori hanno la strada».

Dal 1980 Franco Biagini è alla guida dei giovani di Ponte a Egola, e nella scorsa stagione 2015 gli esordienti maschili e femminili del 1° anno sono stati premiati entrambi. «Una bella soddisfazione – racconta – a fronte di tanti problemi. Quando ci alleniamo in strada, se va bene ci accusano di intralciare il traffico. Per contro, non siamo tutelati, tantomeno protetti, eppure la sicurezza è essenziale. Invece basta guardare le strade come sono spaccate, con buche che nessuno tappa, nemmeno a farlo presente ripetutamente. Bisogna fare qualcosa, le società sono in difficoltà, eppure la manutenzione delle strade è importante, soprattutto per i giovani corridori».

Biagini tira un po’ il fiato, e conclude: «Quando passa una corsa, se tra i battistrada e il gruppo c’è un po’ di distacco, gli automobilisti si infilano in mezzo: ma è un pericolo per i ciclisti. Bisognerebbe avere un vigile con un lampeggiante durante l’allenamento a proteggere i giovani corridori di ambo i sessi. Abbiamo anche una pista ciclabile per gli allenamenti, ma non è la stessa cosa».

Luciano Gianfranceschi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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