Il Tirreno

Pisa

Elettrodotto contestato una svolta dalla Regione

di Daniele Benvenuti
Elettrodotto contestato una svolta dalla Regione

Il nuovo piano di indirizzo territoriale dà una mano al fronte dei contrari Ma Terna ha già presentato un ricorso al Tribunale amministrativo

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VECCHIANO. Potrebbe esserci una svolta sulla vicenda dell’elettrodotto ad altissima tensione La Spezia-Acciaiolo il cui progetto di modifica presentato da Terna prevede 9 chilometri di nuova linea con tralicci alti fino a 50 metri in transito su cinque comuni tra le province di Lucca e Pisa (Lucca, Camaiore, Massarosa, Vecchiano e San Giuliano) ed una nuova mega stazione elettrica da 52.000 metri quadri nella cava Batano a Balbano, due passi da Filettole. Il progetto in questi anni ha visto la forte opposizione dei sindaci e dei cittadini per l’impatto ambientale della potente linea ma anche per quello paesaggistico dei tralicci.

A dare una mano al fronte del "no all’elettrodotto" ci ha pensato la Regione con il suo nuovo piano di indirizzo territoriale, piano che mette una serie di paletti e al quale Terna ha presentato ricorso al Tar. In attesa del pronunciamento dei giudici amministrativi, ecco spuntare però tre ipotesi di cambiamento del progetto (già consegnate al ministero dell'ambiente), ipotesi evidentemente messe in campo in caso che il piano regionale venga confermato.

Se le prime due sono assai simili al progetto originario anche se con piccoli spostamenti del tracciato per nascondere il più possibile i tralicci, la terza ipotesi prevede invece un cambiamento radicale e sarebbe l’ideale per i residenti di Filettole. Innanziutto, in questo progetto alternativo la stazione elettrica viene spostata dalla cava Batano in una zona a fianco della Lungomonte fra Nozzano e Filettole ma soprattutto se ne riduce l'estensione a 12.800 mq. Inoltre l’attuale tracciato verrebbe deviato solo con un raccordo di 1,35 km verso la nuova stazione elettrica e quindi senza decine di nuovi tralicci. I documenti depositati al ministero esaminano le tre alternative, oltre al progetto originale, da diversi punti di vista. Ma è il riferimento alle prescrizioni del piano paesaggistico toscano che restituiscono il nocciolo della questione. Le interferenze dirette con le aree tutelate nel piano regionale, infatti, sono massime nel tracciato originario: 10.276 metri.

L’impatto è minore per le prime due alternative (rispettivamente 7.044 e 8.142 metri) ma è con la terza ipotesi che le interferenze vengono abbattute, con solo 1.936 metri in area protetta. Ciò non vuol dire, tuttavia, che l’impatto paesaggistico di quest’ultima ipotesi sia limitato, ma è sicuramente un passo avanti nella lungo braccio di ferro. Adesso non resta che attendere intanto il pronunciamento del Tar, con i cinque Comuni pronti ad intervenire a giudizio a fianco della Regione per difendere il Piano.

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