La protesta
Raccolte trecento firme per far rimanere i frati
Mobilitazione contro la partenza dei francescani a causa del calo di vocazioni L’obiettivo è quello di evitare la chiusura del convento nell’anno del Giubileo
SAN MINIATO. Sono già più di 300 le firme raccolte dal comitato di cittadini di San Miniato per chiedere a gran voce di non dover salutare i frati del convento di San Francesco il 1° settembre 2016. Dopo essere venuti a conoscenza della decisione varata dall’Ordine francescano di accorpare i 24 religiosi presenti in Toscana all’interno delle strutture più grandi, è subito iniziata la mobilitazione da parte della popolazione.
I sanminiatesi sono pronti a fare quanto rientra nelle loro possibilità per mantenere nella città della Rocca un luogo di culto di fondamentale importanza, in vita da almeno 800 anni. Un primo confronto pubblico è stato organizzato dal pittore Luca Macchi e da Andrea Mancini al circolo Cheli. Così è nata una raccolta firme e l’idea di scrivere una lettera alle principali autorità religiose per chiedere il rinvio della chiusura.
«Le adesioni sono state molto numerose. È possibile sottoscrivere la petizione in diversi luoghi di San Miniato: alla Pro loco, alla Misericordia ma anche presso la gastronomia “Franco” e all’edicola di piazza Bonaparte. Ci sono persone che hanno iniziato a raccogliere le firme porta a porta, un segno che indica quanto la questione sia sentita dalla cittadinanza – racconta Macchi – Dopo il giorno dell’Epifania organizzeremo un altro incontro pubblico, durante il quale verrà letta la lettera da inviare al padre generale dell’ordine francescano, a Roma, al padre provinciale della Toscana, a Firenze, e al padre guardiano di San Francesco. C’è chi propone di spedirla addirittura a Papa Francesco».
Il vescovo, monsignor Andrea Migliavacca, è stato messo al corrente della questione, in modo da valutare un intervento da parte della diocesi.
«Il nostro obiettivo è non veder andar via i frati nell’anno del Giubileo, visto che il convento è una tappa del cammino verso e Roma e qui, da tempo, viene prestato un servizio di accoglienza ai pellegrini dalla via Francigena – continua Macchi – Speriamo di riuscire a rinviare la chiusura al 2017, anno in cui scadranno le cariche del padre generale e di quello provinciale dell’Ordine, per aprire un dialogo con le nuove figure».
Alla base della decisione c’è la scarsità di vocazioni e per questo verranno chiusi anche i conventi di Arezzo, Pescia, Pistoia e Pisa. Ma il caso di San Miniato è particolare: mentre altre strutture, in seguito alle soppressioni dell’Unità d’Italia, sono passate allo Stato, questa è stata riscattata dalla popolazione affinché fosse riconsegnata ai francescani. Perciò fa ancora più male il pensiero di vedere i frati costretti ad abbandonare il convento di cui sono legittimi proprietari.
Elena Battaglia
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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