Il dolore
“I dannati della Fi-Pi-Li” diventa un gruppo Facebook
Pisa: pendolari e lettori prendono ispirazione dal titolo di un’inchiesta del Tirreno. «Un modo per far capire alla Regione che così non può andare»
PISA. Dalla rete stradale a quella dei social network, andata e ritorno. Alcuni utenti di Facebook, pendolari di una delle principali arterie di comunicazione della regione, hanno creato il gruppo “I dannati della Fi-Pi-Li”, traendo ispirazione da una recente inchiesta del Tirreno. Il gruppo è nato per segnalare tutte le situazioni di disagio riscontrate da coloro che percorrono spesso questa strada di grande comunicazione.
«Un’iniziativa molto utile per farci sentire», dice Giuseppe Caccavale, titolare di una ditta di autotrasporti di Pontedera, mentre Giorgio Ercoli, un altro autotrasportatore della zona, aggiunge: «Con il nostro passaparola cerchiamo di far capire alla Regione che la strada, così com’è, non va bene».
Intanto, alla nostra redazione, continuano ad arrivare lamentele sull’attuale stato del manto stradale: molti i lavoratori che continuano a chiedere interventi di ammodernamento. «Negli ultimi anni la situazione è migliorata ma ci sono tanti punti pericolosi. La scarsa manutenzione, fatta in maniera non tempestiva, ci crea molti problemi ed è causa di incidenti. Ogni giorno c’è qualcosa che non va – commenta Caccavale –. L’assenza della corsia di emergenza paralizza il traffico: basta un semplice guasto, un problema tecnico, una ruota sgonfia per generare caos. Il conducente è costretto a fermarsi praticamente in mezzo alla strada, creando un senso unico alternato. Così, i tempi di percorrenza si allungano e rischiamo di non consegnare le merci nei tempi richiesti».
L’azienda di Caccavale rifornisce molti supermercati della provincia e conta sei autisti che percorrono la Fi-Pi-Li più volte al giorno, da Firenze a Livorno. «Non c’è una buona viabilità. Il tratto fiorentino è più pericoloso perché più vecchio ma anche uno dei più trafficati – aggiunge Caccavale –. Le condizioni del manto danneggiano i nostri mezzi. Servirebbe una maggiore attenzione alla manutenzione, più aree di sosta e costruire una terza corsia, così se un veicolo ha dei problemi non intralcia la viabilità».
«Troppe le buche, che spesso causano la perdita di carico. Quando piove molte zone si trasformano in dei laghi: posso dire che per chi guida le auto è molto pericoloso – sottolinea Ercoli –. Una situazione che non facilita il lavoro di gente come noi, ma neanche quello dei “poveri” pendolari che devono raggiungere il posto di lavoro».
Altra nota dolente le aree di sosta, giudicate troppo piccole da diversi autotrasportatori, e le corsie di immissione. «Un punto molto critico è a Scandicci: la mattina e la sera ci sono delle file chilometriche – dice Ercoli –. In uscita dall’autostrada, c’è un grande cartello luminoso e ultra-tecnologico ma una sola corsia per entrare in Fi-Pi-Li. E proprio qui sono stato coinvolto due volte in incidenti. Traffico anche all’uscita Pisa nord-est».
Anche Maurizio Picchiotti, autotrasportatore, conferma i recenti miglioramenti, ma «c’è ancora molto da fare – dice –. Percorro la Fi-Pi-Li da quando è stata costruita, alcuni tratti sono un disastro. Chi la conosce modera la velocità, specie quando piove. Ci vorrebbero più controlli contro i “furbetti dell’acceleratore”».
«L’introduzione di un pedaggio sarebbe un costo insostenibile, considerando che non ci sono strade alternative: ogni paese adotta un proprio sistema di divieti di circolazione ai mezzi pesanti. Un pedaggio ci impedirebbe di lavorare». Su questo punto, anche Ercoli dice la sua: «A causa dei divieti, la Fi-Pi-Li è diventata una tangenziale ed è anche aumentato il traffico. Inoltre, questi provvedimenti aumentano i tempi di percorrenza per noi, costretti a percorrere strade e svincoli non sempre adatti ai mezzi pesanti». «Sì al pedaggio, ma a patto che prima venga rifatta tutta», dice Picchiotti. «I cartelli luminosi non sono aggiornati, così come la nuova app. Ma chi è la guida non può certamente stare a guardare il proprio cellulare», conclude Ercoli.
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