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Pisa

Peculato e truffa, medico indagato

Peculato e truffa, medico indagato

L’accusa: intascava i soldi delle visite private. Condannato dalla Corte dei conti e beni sequestrati

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PISA. Un fascicolo in cui si contestano i reati di truffa e peculato è stato aperto dalla Procura nei confronti del dirigente ospedaliero, Vitale Ravelli, 64 anni, di Pisa, neurochirurgo a Cisanello.

Alla base dell’indagine ci sono gli stessi fatti per i quali il medico è stato condannato dalla Corte dei conti a risarcire l’azienda ospedaliera con 84.939 euro. La magistratura contabile, nel corso dell’istruttoria svolta anche dalla Guardia di finanza, si è voluta tutelare in vista della sentenza depositata il 28 dicembre e nel novembre 2014 ha ottenuto un sequestro cautelare sui beni del professionista per quasi 103.000 euro. In sostanza il medico è accusato di aver visitato da privato senza averne titolo, ma anche di aver svolto attività non prevista di consulente per le assicurazioni e nei Tribunali e di essersi trattenuto parte dei compensi avuti dai pazienti che avrebbe dovuto girare all’azienda ospedaliera.

Alle ipotesi di truffa e peculato, i finanzieri sono arrivati indagando nell'ambito di un’operazione denominata "Intramoenia" finalizzata a scoprire eventuali violazioni nei rapporti di esclusiva tra medici e sistema sanitario nazionale.

In primo grado la Corte dei conti ha riconosciuto il danno erariale riguardo alla «percezione di trattamenti economici non dovuti, in ragione del mancato rispetto delle prescrizioni che derivavano al Ravelli in conseguenza della sua scelta di un rapporto di lavoro in esclusiva, salvo le prestazioni rese in regime di attività intramoenia». Le Fiamme Gialle hanno ricostruito nell’informativa inviata alla Procura della Repubblica di Pisa e a quella della Corte dei conti il volume d’affari derivato dalle visite specialistiche «effettuate in assenza di autorizzazione, e comunque non autorizzabili» negli studi medici privati "Galeno" di Castelfranco di Sotto dal 2008 al 2011 e "Salus" di Lucca dal 2008 al 2009. L’importo contestato è di 134.316 euro. Ci sono poi le visite specialistiche con esame di documentazione e relazione ad uso medico-legale e prestazioni professionali in qualità di Ctu nei Tribunali civili «effettuate in assenza di autorizzazione, e comunque non autorizzabili, con un volume d'affari pari a complessivi euro 45.318 euro» ricordano i giudici.

«Si rendeva inoltre protagonista di indebite assenze dal servizio, negli orari di lavoro previsti, in undici date ricomprese tra il 2008 e il 2011 effettuando visite presso strutture private convenzionate nonché presso lo studio medico Galeno a Castelfranco di Sotto, percependo la somma di euro 1.116,84 corrispondente alla quota oraria stipendiale corrisposta indebitamente dalla Aoup per attività non prestata – si legge nella sentenza –. Si faceva corrispondere personalmente i proventi delle visite mediche specialistiche svolte e anche quelle finalizzate alle prestazioni di consulenza medico legale effettuate, servendosi pure delle strutture aziendali, nell'ambito dell'attività libero professionale intramoenia, omettendo di versare la percentuale spettante all'Azienda Ospedaliera Pisana stabilita nella misura del 18%, appropriandosene, per un importo complessivo di euro 8.147,31 corrispondente al 18% del reddito complessivo di euro 45.318».

Secondo la Corte dei conti il medico ha violato il rapporto di esclusiva dimostrando con le sue azioni «la volontaria inosservanza degli obblighi di servizio correlati all'esclusività del rapporto di lavoro, da cui deriva la qualificazione della condotta come dolosa, resa palese ed ostensiva dalla mancata comunicazione all'Azienda dell'apertura di una partita Iva e dalla mancata richiesta di autorizzazione. Il Ravelli dunque non ha svolto attività libero professionale autorizzata, bensì ha esercitato, in condizioni di incompatibilità assoluta, una attività libero-professionale continuativa, come tale vietata dalla legislazione primaria».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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