Sicurezza
«Grave danno per Pisa dopo l’accorpamento»
Il presidente della Camera di commercio Tamburini critico nei confronti della riforma del governo
PISA. Pur essendo tra gli enti camerali più virtuosi d’Italia, il futuro della Camera di Commercio di Pisa si preannuncia alquanto problematico, in vista della riforma che il governo Renzi approverà in gennaio. Luci ed ombre, sulle quali il presidente Valter Tamburini, ha accettato di parlare con noi.
Il 2015 può essere archiviato tra gli anni migliori?
«Il pre-consuntivo indica una chiusura in sostanziale pareggio, nella quale si distingue una somma di 3,8 milioni di interventi economici, un milione in più rispetto al 2008 che era considerato tra gli anni migliori, nonostante il peso del taglio del diritto annuale. Segno eloquente che a Pisa si sta lavorando per incrementare efficienza, produttività e ottimizzare la valorizzazione degli asset mobiliari e immobiliari da molto tempo, quale opzione politica di fondo e non soltanto da ora perché sospinti dalla situazione contingente».
E per l’anno iniziato da poche ore?
«I nostri buoni propositi vanno avanti, nell’ambito della riforma, o per meglio dire malgrado la riforma voluta da Renzi che non potrà non condizionare in modo severo la politica dell’ente».
Ci par di capire che questa riforma non la convince.
«Come posso esprimermi quando permane l’incertezza su quello che sarà il disegno preciso del nuovo sistema camerale che, a pochissimi giorni dall'adozione dei decreti, è ancora indefinito e assolutamente riservato ad una ristretta cerchia di collaboratori del premier? O meglio, le certezze sono un taglio massiccio e lineare delle risorse e l’obbligo di accorpamento “a qualunque costo” per avere poche grandi Camere di Commercio».
Sarà il solito pasticcio all’italiana?
«Mah! Si era partiti dall’idea di ridurre le funzioni dei nostri enti, trasferendo al Ministero dello Sviluppo Economico la tenuta del Registro Imprese. Proposito tramontato per svariati motivi, non ultimo l’ondata di polemiche sul conflitto di interessi; oggi, a distanza di un anno, il Registro delle Imprese è diventato il miglior riconoscimento della centralità dei big data, l’anagrafe unica dei 6 milioni di imprese e 10 milioni di cariche sociali che non saranno propriamente l’agenda digitale degli italiani cui mira il governo, ma comunque ne rappresentano un pezzo importante: un lavoro già fatto e realizzato da molti anni dalle Camere di commercio. Per esempio, il dato 2015 pisano parla della gestione di 22.025 pratiche , con un tempo medio di definizione di 1,9 giorni: un risultato lodevole conseguito grazie anche al lavoro di collaborazione continua con gli Ordini professionali e con le associazioni di categoria che stanno con il tempo accrescendo la qualità delle istanze presentate».
Chi saranno i più colpiti da questa riforma?
«Prospettive non esaltanti sul fronte del sostegno delle piccole imprese, il 98% di quelle del Paese, sui mercati esteri. Se fossero confermate le indiscrezioni che vedono tagliate le competenze delle Camere su questo fronte, solo per Pisa si tratterebbe di 300 imprese, che ogni anno dovranno fare a meno del sostegno economico e di servizi della Camera. Il rammarico viene dalla consapevolezza, ormai consolidata, che la sola azione di poche grandi aziende a seguito delle missioni governative Ice, non può portare significativi effetti per la ripresa nel Paese. C’è solo da sperare in un ripensamento che prosegua in linea di sostegno alla parte più dinamica del nostro sistema imprenditoriale nazionale».
Leggendo i dati di questi ultimi anni, il vostro lavoro ha dato buoni frutti anche nel settore del marketing territoriale. Giusto?
«Dopo l'abolizione, cinque anni fa, delle Apt, si è tuttora alla ricerca di una soluzione ottimale e la professionalità e le competenze, oltre che le risorse, delle Camere di Commercio sono state in questi anni l'unico baluardo, con la collaborazione di Toscana Promozione. È importante promuovere il brand Toscana, ma nella consapevolezza che, in esso, Pisa non è Firenze e Volterra non è il Chiantishire. È dunque la ricchezza della nostra diversità che deve essere conosciuta e promossa in una visione d’insieme che, ovviamente, non possono avere i Comuni singoli e con la sola tassa di soggiorno a disposizione».
Cosa pensate di fare per cercare di risolvere questa carenza?
«Nel 2016 ci faremo parte attiva, mettendo anche in campo risorse specifiche, per promuovere una “cabina di regia” tra i soggetti responsabili delle destinazioni turistiche di eccellenza del nostro territorio: cultura, enogastronomia, borghi e città d'arte, per promuovere Pisa come “essenza della Toscana”. Se l’attrazione turistica non la si fa complessivamente, insieme e con lungimiranza, si riempie soltanto qualche pagina di giornale mentre gli alberghi rimangono vuoti».
Ma nella vostra mission c’è anche la promozione del lavoro.
«Certamente. Con Assefi, la nostra azienda speciale, ci muoviamo nel solco delle nuove linee di Unioncamere nazionale, rinnovando un impegno sul quale noi da anni investiamo per facilitare la funzionalità del mercato del lavoro mediante la collaborazione con le scuole della provincia per l'alternanza scuola-lavoro e i gruppi di studenti che fanno impresa: anche qui, nel 2015, prima della legge sulla "buona scuola" di Renzi abbiamo collocato 330 tirocinanti (di 11 istituti) nelle aziende di Pisa, coinvolgendone oltre 2.800 nelle attività seminariali di orientamento (proprietà intellettuale su internet, school banking, green jobs, creazione di impresa i temi più gettonati)».
Ma un’ ente come il vostro, che funziona grazie ai contribuiti degli iscritti, non si troverà in difficoltà con la nuova riforma?
«Per il 2016 non diminuiremo le risorse a diposizione del territorio. La buona salute dell’ente consentirà di confermare le risorse da spendere sul territorio per 3,5 milioni, nonostante un ulteriore incremento del taglio del diritto annuale. Se necessario, faremo ricorso anche ad un milione accantonato in passato».
A quanto ammonta questo fantomatico taglio?
«Il risparmio sul diritto annuale da versare è per le aziende, in media, l’equivalente di “un cornetto e un cappuccino al mese”, ma se per le aziende tutto fa, per noi è importante restituire servizi sempre migliori adottando tutti gli strumenti organizzativi tecnologici e manageriali. Questo è il segnificato del progetto che nel 2016 porterà al completamento del sistema di gestione della qualità con la certificazione di tutti i servizi della Camera di Commercio pisana».
Ritornando all’obbligo dell’accorpamento con altre Camere, cosa prevede?
«Sotto il profilo delle nuove architetture istituzionali, qualsiasi ipotesi di accorpamento porterà per Pisa, almeno nel breve termine, un grave danno. Dovremo azzerare la promozione o ricorrere massicciamente al nostro patrimonio per far fronte alle dimensioni del nuovo mega ente. Perché diventi un'opportunità per tutti, ci candidiamo a guidare il processo, certi di avere la collaborazione di tutti per affermare una Camera della Costa capace di farsi interprete dei bisogni del sistema economico e logistico di un'area produttiva e turistica essenziale della regione».
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