Gioco
Il pilota si confonde e l’aereo atterra sulla pista sbagliata
Il volo EasyJet finisce sul nastro d’asfalto chiuso al traffico Manovra in sicurezza, ma il comandante è sotto inchiesta
PISA. La nebbia non c’entra, anche perché era assente. Più terso di così il cielo sopra il “Galilei” non poteva essere ieri poco prima delle 11,30. Eppure, nonostante le ottimali condizioni meteo, il pilota dell’aereo EasyJet U2 01847 proveniente da Manchester è atterrato a Pisa sbagliando pista.
Un errore macroscopico quello compiuto dal pilota che non ha, comunque, compromesso la sicurezza dei passeggeri. Per loro una pista vale l’altra se l’arrivo è soft e senza scossoni. Così è stato e le rampogne casomai se l’è dovute sorbire a terra il responsabile di un fine corsa da tirata d’orecchie.
La pista chiusa, con tanto di indicazioni a forma di croce dipinta sull’asfalto, è la 22 R, mentre il velivolo avrebbe dovuto atterrare sulla 22 L.
Sono una accanto all'altra con la particolarità che la 22 R è off limits al traffico per una serie di lavori avviati a circa un chilometro di distanza. Nella comunicazione con la torre di controllo il pilota ha ricevuto l'informazione corretta, ma poi si è portato sulla pista che non avrebbe dovuto ospitare aerei. Una cantonata senza conseguenze a cose o persone avvenuta in diretta davanti al personale che “dirige” i velivoli in entrata e in uscita.
Quando hanno capito quanto fosse errata la manovra, i tecnici hanno preferito scegliere il “male minore”, ovvero l'atterraggio in un'area non consentita piuttosto che ordinare una manovra d'emergenza che avrebbe allarmato i passeggeri e creato una condizione di apprensione ritenuta superflua. Considerata la sicurezza del momento sulla pista, nella fase di atterraggio, è stato consentito al pilota di concludere l'operazione salvo poi contestargli lo sbaglio. Prima ancora dell’Enac, che potrebbe far scattare una multa alla compagnia aerea, del caso si è occupata subito l’Asv, l'agenzia nazionale per la sicurezza del volo, che ha «proceduto all'acquisizione delle evidenze utili alla corretta classificazione dell'evento». Non è emerso che l’uomo, uno straniero, fosse in stato di alterazione. Si è solo confuso, scambiando la pista percorribile con quella interdetta agli atterraggi. Questione di pochi metri in parallelo. La svista alla cloche lo ha spedito in un amen sotto inchiesta per un fatto che, pur senza procurare danni a cose e persone, viene comunque classificato come incidente.
Pietro Barghigiani
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