Il Tirreno

Pisa

Processi raddoppiati ma i giudici calano

di Pietro Barghigiani

Il presidente del Tribunale denuncia le difficoltà degli uffici

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PISA. C’è un settore che cresce con una progressione geometrica: il crimine. Lo dicono i sensori installati in Tribunale con un dato che racchiude uno stato di insicurezza che non è solo percepito. Nel 2005/2006 i nuovi processi davanti al giudice monocratico furono 1373. Al giugno 2015 sono stati 2731. Tradotto: è raddoppiato il numero di chi è finito in un’aula di Tribunale. E se i reati perseguiti e attribuiti a persone note sono in rampa di lancio, di contro il personale chiamato a giudicarli si assottiglia con sei magistrati già usciti o sulla porta (tre del penale e altrettanti del civile). Un fenomeno denunciato dal presidente del Tribunale, Salvatore Laganà nella relazione di fine anno sull’andamento dell’attività degli uffici di piazza della Repubblica. Il massimo dirigente degli uffici giudiziari pisani sottolinea, dal suo osservatorio, quello che da anni va dicendo pure il sindaco, Marco Filippeschi: il governo non può pensare a Pisa solo sulla base dei residenti; una città che ha università, Cnr e un ospedale come Cisanello vive un flusso quotidiano esponenziale. Ed è su questi parametri che vanno ripensati organici e assegnazioni da Roma.

Reati e provenienza degli autori. Otto volte su dieci se c’è un processo per droga l’imputato è un nordafricano. Il primato per tipologia di reato tra furti e rapine appartiene, invece, a chi proviene dall’Est Europa, dalla Romania alla Moldavia, dall’Ucraina all’Albania.

Allarme criminalità. «Si è diffuso non solo il fenomeno della microcriminalità, di provenienza straniera e clandestina, che ha finito nel tempo per alterare profondamente le caratteristiche di una città come Pisa e del suo territorio limitrofo – argomenta il presidente Laganà –, ma che c’è anche il rischio concreto di un salto di qualità di bande criminali dedite in precedenza a reati di poco conto verso delitti di rilievo maggiore sotto il profilo della convivenza sociale, come le rapine, le estorsioni, i furti in abitazione, l'usura. Va confermato, inoltre, che il grande afflusso di studenti universitari ha alimentato un notevole mercato di sostanze stupefacenti come hashish e marijuana, ma anche di cocaina, che ha finito per espandersi e per attirare possibili acquirenti anche da altre realtà della Toscana e che è rimasto molto elevato in termini di numeri assoluti con riferimento alla popolazione residente e a quella degli studenti fuori sede».

Prescrizioni. Lo schiaffo alla giustizia era arrivato 909 volte nell’arco temporale dell’anno giudiziario luglio 2013-giugno 2014. Tra luglio 2014 e giugno 2015 i processi conclusi con la prescrizione del reato per aver sforato nei tempi sono arrivati a quota 1048. «Un dato che era stato segnalato come allarmante e che adesso raggiunge punte di vera e propria preoccupazione – riflette Laganà – tenuto conto che si tratta di un numero di procedimenti percentualmente assai rilevante e in relazione ai quali non risulta compiuta alcuna indagine».

Civile. Erano 17.158 le cause pendenti e nell’ultimo anno preso in esame ne sono arrivate altre 14.026. Uno scenario in cui ciascuno degli undici giudici del civile si ritrova sulla scrivania circa 1.200 fascicoli.

Organico. Grazie alla mobilità da altri enti, la scopertura si è ridotta. Su una pianta organica di 91 dipendenti, i posti vacanti sono 17.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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