La manifestazione
«Gas con sostanze tossiche ed esplosive»
Lo affermano i legali nel ricorso al Tar contro la realizzazione di una centrale a biomasse nel centro abitato di Coltano
PISA. La nascitura centrale a cippato in quel di Coltano “produrrà gas con sostanze al suo interno potenzialmente tossiche ed esplosive”, non è stata fatta la Valutazione di impatto ambientale (Via), manca “la certezza dell’approvigionamento dei materiali” ed il soggetto richiedente, la Byomass di Ospedaletto, “non è un’impresa agricola”.
Questi sono solo alcuni dei capisaldi su cui gli avvocati Marialuisa Zanobini ed Alessandra Frogheri basano il ricorso al Tar per bloccare la nascita della centrale che dovrebbe sorgere proprio nel centro abitato di Coltano. Il ricorso è contro Comune, Provincia, Asl 5, Regione, Arpat regionale, vigili del fuoco, Soprintendenza, Parco di San Rossore e le società private Byomass e coop agricola “Le rene”. Nelle infuocate riunioni al circolo Arci di Coltano (uno dei ricorrenti), gli amministratori locali hanno più volte tranquillizzato i residenti sul fatto che non vi fosse alcun impatto ambientale tantomeno sulla salute. Si parlava in maniera generica di un “camino” da cui uscivano fumi dalla combustione di scarti di legname. Stando a quanto rivelato dal ricorso, “il materiale ligneo viene trasformato mediante scomposizione molecolare con temperature superiori agli 800 gradi con l’uso di reagenti e il syngas prodotto contiene una miscela di carbonio, idrogeno e azoto, tutte sostanze potenzialmente tossiche e/o esplosive e l’impianto sarà attivo 24 ore su 24, giorno e notte, per tutti i giorni dell’anno”.
Le sostanze sono “potenzialmente” tossiche o esplosive come in realtà lo sono molte delle sostanze con cui veniamo in contatto ogni giorno, ma è pur vero che la nuova centrale dovrebbe sorgere proprio a ridosso dell’abitato e accanto a società e cooperative che organizzano gite a cavallo per grandi e piccini. Un altro paletto che mette il ricorso alla centrale è il fatto che le società “Le rene” e la Byomass non abbiano chiesto la Via. La Via, secondo loro, per la potenza prevista dalla centrale non sarebbe necessaria. Non la pensano così i legali del ricorso, che si appellano sia ai precedenti del Tar che alle norme comunitarie. «La normativa regionale contrasta con la direttiva europea 2011/92 alla luce della sentenza della Corte costituzionale nella sentenza 93/2013. La normativa europea prevede che l’esonero dalla Via debba essere valutato caso per caso in base ai criteri come… la produzione di rifiuti, l’inquinamento, i disturbi ambientali, la loro localizzazione e il loro impatto potenziale con riferimento all’area geografica e alla densità della popolazione interessata».
Gli avvocati scelti dai ricorrenti (tra cui la Pro loco di Coltano ed altre società agro-turistiche dell’area), sono convinti che la normativa regionale verrà in qualche modo non applicata dai giudici amministrativi ed auspicano che nel caso in cui il Tar debba applicare tale normativa, sia esso stesso a rimettere gli atti alla Corte costituzionale “per la declaratoria di illegittimità costituzionale”. Per quanto attiene al materiale di approvigionamento (che sarebbe il legno, o scarti di esso), la Byomass dichiara che il 60% arriverà da colture dedicate e il 40% da cippato forestale. Per fare questo sono necessari 181 ettari che secondo i ricorrenti verranno coltivati con “canna comune notoriamente infestante”.
Ma c’è di più. Stando al ricorso, infatti, la società prevede di usare come fornitori il Cisam e la base militare di Camp Darby, soggetti che non sono aziende e che sono militari e che “quindi si dubita fortemente che possano garantire l’approvigionamento”. Si sa che le basi militari infatti sono zone coperte da segreto a cui è vietato l’accesso e che godono di prerogative di extraterritorialità. Inoltre, la società Byomass non avrebbe i requisiti di soggetti imprenditoriali agricoli e questi ultimi sono gli unici autorizzati a fare le centrali in oggetto. «La società Byomass infatti – si legge nel ricorso – nata contemporaneamente alla richiesta di autorizzazione alla costruzione, non risulta esercitare o aver esercitato attività di coltivazione, silvicoltura, allevamento contemporanea o parallela a quella di produzione di energia».
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