Il Tirreno

Pisa

Rifiuti, via alla holding ma è subito scontro: esposto alla Finanza

di Mario Neri

Strappo del livornese Nogarin sulla gestione unica della costa I Comuni ricapitalizzano RetiAmbiente, ma il sindaco querela

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Per Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e uno dei maggiori sostenitori dell’operazione, ieri è stato mosso «un passo decisivo per la gestione unica dei rifiuti nelle quattro province della costa». Ma che la strada sia in salita è evidente già a partire dai numeri. Di oltre 90 Comuni chiamati alla fusione per ora soltanto 44, vuoi per ragioni tecniche e impedimenti formali, hanno potuto trasformare le azioni delle vecchie aziende territoriali in capitale per la nuova RetiAmbiente, facendolo passare da 120mila euro a 14 milioni. Ma nell'assemblea dei soci pubblici convocata nella città della Torre proprio per dare vita alla nuova società ieri è andato in scena il primo strappo formale di una faida politica che va avanti da mesi. Autore: il livornese Filippo Nogarin. «Se firmate questo atto vi denuncio tutti, anzi vi ho già denunciati», annuncia a sindaci e rappresentanti delle amministrazioni locali il sindaco Cinque Stelle. «Prima di arrivare in città - dice Nogarin - ho depositato il mio esposto alla Guardia di Finanza. Ritengo siano state violate un sacco di norme nella convocazione. Prima di tutto perché a farlo è stato Marco Frey, amministratore dimissionario dal 19 giugno scorso. Dal 19 dicembre non ha aveva più nessun potere, né ordinario né straordinario, figuriamoci se poteva permettersi di riunire i sindaci per l’aumento di capitale». Non è il primo no alla fusione. Il pentastellato da tempo ha presentato un ricorso al Tar sulla legittimità stessa della costituzione dell’Ato costa. Eppure quello di ieri è davvero il primo tassello per la costruzione di un ciclo integrato dei rifiuti fra le province di Livorno, Lucca, Massa Carrara e Pisa. RetiAmbiente dovrà sostituire le 14 società esistenti. Per Filippeschi è una riforma «importantissima, che porterà a risparmi fra il 10 e il 15%. Risorse utilissime per modernizzare raccolta e trattamento e alleggerire la pressione sugli utenti». La nuova società sarà guidata proprio da Marco Frey, professore della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, l’uomo della transizione al quale «i sindaci hanno rinnovato la fiducia». Ma il percorso di integrazione è ancora lungo, e soprattutto un terreno di scontro fra i Dem e i pentastellati toscani. Adesso si dovranno attendere i «conferimenti delle quote» di tutti i Comuni, avviare un «dialogo competitivo» per individuare partner privati e poi procedere alla gara per la gestione. Alla parte pubblica andrà il 55% delle quote, il 45% ad un soggetto industriale. Ma ieri solo alcune società hanno dato il via libera alla capitalizzazione: la pisana Geofor, poi la versiliese Ersu, Amia, Rea di Rosignano, l’elbana Esa. «Chi non ha ancora aderito non lo ha fatto per motivi tecnici - dice Filippeschi - ma i consigli comunali hanno approvato atti di impegno e entro i primi mesi del 2016 il processo sarà chiuso. Chi come Livorno sta fuori da questo percorso o lo ha ostacolato con ogni mezzo, si oppone a un cambiamento positivo, ma senza argomenti». «Ma quale cambiamento e quali risparmi? -ribatte Nogarin - Questa è una forzatura del Pd e del sindaco Filippeschi, a cui chiediamo di discutere dell’integrazione da inizio luglio. Perché nessuno dice che, nell’Ato sud, il primo anno di gestione integrata le bollette si sono alzate del 7,9% e il secondo del 4%».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa