Sicurezza
Cnr, perdono il posto nell’istituto del “buco”
I sindacati: «E intanto a Roma 1,2 milioni di premi ai big dell’ente»
PISA. Per i sindacati è solo «l'inizio». Al Cnr 300 precari storici stanno per perdere il posto, dicono dall’Unione sindacale di base. «Licenziate, sì, perché se stai in un posto per dodici anni voglio vedere chi ha il coraggio di dire che il nostro non fosse un rapporto di lavoro strutturato, organico, continuativo», dicono Paola Chiellini, Rita Taccini, Sonia Cerrai e Chiara Sbrana. Sono ricercatrici dell’Istituto di Fisiologia clinica, proprio il dipartimento finito nel mirino della procura per un buco fra i 4 e i 10 milioni di euro scavato nei bilanci da un sistema di malagestione andato avanti per anni (vedi articolo a fianco), e saranno le prime a farne le spese.
Questo sit-in con le bandiere all’ingresso dell’area di San Cataldo per loro è una specie di ultima spiaggia. «Non avremmo mai voluto metterci contro l’istituzione che ci ha dato lavoro per anni, ma non abbiamo scelta, stiamo perdendo tutto». Quarantenni, tutte precarie da 10 o 12 anni. Finora si sono occupate di ricerche epidemiologiche, o di raccolta dati per uno dei progetti più conosciuti, quello sulle dipendenze degli adolescenti. Gli studi su abuso di alcol e droghe dei giovani italiani sono nati qui. Ma dal primo gennaio la loro esperienza alla cittadella dei numeri primi della ricerca si concluderà, «e per ora anche il progetto». I loro contratti scadono e non verranno rinnovati. «Nessuno, dalla direzione pisana e da quella nazionale, ci ha voluto spiegare se avremo un futuro». Sindacati e ricercatrici sospettano che il caso dell’Ifc abbia indotto i vertici del Cnr a Roma a stringere la cinghia. «Finora - continuano le ricercatrici - nei periodi di buco, quando cioè i capi struttura aspettavano di reperire risorse da esterni, per poterci dare continuità, era la direzione di Roma a garantire le coperture». Ora sembra cambiato tutto. «Siamo tutte mamme, abbiamo bambini, mutui e famiglie da sostenere», dicono le precarie. «Io sono sola con due figli», dice Sonia. «Io sono al settimo mese di gravidanza», si fa avanti Paola, che tre anni fa è riuscita ad ottenere un maxi risarcimento dal tribunale del lavoro dopo aver fatto causa ad un altro istituto del Cnr . «Avevo lavorato 7 anni da co.co.co, tanto atipica non ero. Il giudice non ha potuto che darmi ragione». «E adesso, per tutelare i nostri diritti non ci resta che un’azione legale», chiude Rita. Ogni appello ai vertici nazionali è stato un buco nell’acqua. Ci ha provato anche Giorgio Iervasi, direttore di Fisiologia clinica, il prof che per primo denunciò le anomalie nei conti dell’istituto lasciate dalla gestione precedente: «Questi contratti - dice - per loro natura sono a scadenza, non si tratta di licenziamenti. Ma mi sono speso molto per queste persone. Purtroppo non ci sono fondi. Negli ultimi mesi ho chiesto ai responsabili di altri gruppi e ai direttori dell’area di poter considerare le loro competenze per progetti simili. E ho sollecitato Roma. Capisco sia una situazione spiacevole, peraltro ha coinvolto e forse coinvolgerà altri, ma non dipende da noi». Certo, sottolinea Cinzia Della Porta, delegata dell’Usb, «proprio mentre si decideva di licenziare i precari storici, tre giorni prima di Natale, l'amministrazione centrale dell'ente ha firmato un accordo con Cisl e Uil per usare 1,2 milioni per pagare “indennità di responsabilità” per i vertici dell'amministrazione centrale». Una beffa. «I soldi per i dirigenti ci sono ma per le ricercatrici no».
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