Il Tirreno

Pisa

«Anziani e disabili, no ai tagli dei servizi se i Comuni pagano»

di Mario Neri
«Anziani e disabili, no ai tagli dei servizi se i Comuni pagano»

Approvato il bilancio preventivo della Società della Salute: 850mila euro da trovare fra spending review e fondi Ue

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PISA. Finora non è mai scattata un’emergenza, sulla salute e i servizi sociali guai a tagliare. «Ma voglio essere chiaro - avverte Giuseppe Cecchi, direttore della Società della Salute -. Se i Comuni non confermano i loro trasferimenti non avremo scelta, non potremo garantire i livelli essenziali di assistenza».

Tradotto: i 3.000 fra anziani, disabili, minori sostenuti e aiutati dall’organismo che riunisce i territori di Pisa, Calci, Cascina, Crespina-Lorenzana, Fauglia, Orciano-Pisano, San Giuliano, Vecchiano e Vicopisano nei prossimi dodici mesi potrebbero veder tagliati alcuni dei servizi.

La Società della Salute pisana infatti ha appena approvato il bilancio previsionale 2016 confermando la spesa sociale del 2015, ma è un via libera condizionato. In tutto l’ente conta di tenere in piedi un sistema di welfare nell’area con 19,7 milioni di euro. «Per ora, grazie ai trasferimenti che riceviamo - dice Cecchi - arriviamo a 18,8 milioni. Partiamo dunque con un lieve e provvisorio disavanzo di 850mila euro, che però confidiamo di poter colmare attuando un po’ di spending review ma senza tagli ai servizi e soprattutto attivando una robusta caccia ai finanziamenti europei».

Ma la maggioranza delle risorse che ci sono, il 55,1%, cioè 10,1 milioni dovrebbe arrivare proprio dai Comuni. «E se qualcuno di essi dovesse girare alla Società della Salute meno di quanto promesso, i conti potrebbero traballare - continua l’assessore al sociale di Pisa e presidente della Sds, Sandra Capuzzi -. Noi, come capoluogo, versiamo 6,1 milioni, quasi un terzo del totale, e confermeremo la cifra, mi auguro che lo facciano anche gli altri».

In ballo c’è la tenuta sociale di migliaia di famiglie, e perfino del sistema sanitario. «Ricordo che se dovessero venir a mancare i servizi della Sds - spiega Cecchi - i costi di queste carenze ricadrebbero sull’ospedale e sull’Asl». E se qualche Comune “tradisse”, dove recuperare le risorse? «Bè, intanto crediamo che anche le cooperative possano razionalizzare come il pubblico. Poi ci sono centri aggregativi e progetti “minori” che per l’appunto tutti insieme valgono 850mila euro. Ecco, io vorrei non toccarli, ma se dovessero costringerci...».

Del resto, gli investimenti sono importanti. Otto milioni di euro serviranno a garantire l'assistenza agli anziani fra servizi residenziali e domiciliari. E poi quattro per i disabili (trasporto sociale incluso) 2,5 per i minori tra aree materno-infantile e adolescenziale e 1,5 ciascuno per i settori dell'immigrazione e della cosiddetta “alta marginalità”, ossia senza dimora e persone che vivono situazioni di povertà e marginalità molto gravi. Il documento dà conto della spesa sociale e mostra in modo chiaro come il settore che calamita la quota più consistente di risorse sia quello degli anziani (41%), seguito dai disabili (21%), «anche se, nostro malgrado - dice Capuzzi - guadagniamo molto più spesso l’attenzione dei media con gli interventi per l’integrazione dei Rom, i quali, invece, coprono appena lo 0,9% del budget».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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