Il Tirreno

Pisa

28mila metri cubi d’acqua inghiottirono 13 chilometri quadrati

di CRISTIANO MARCACCI
28mila metri cubi d’acqua inghiottirono 13 chilometri quadrati

Il 25 dicembre 2009 la paurosa esondazione del Serchio «Ora i rischi sono ridotti, ma c’è ancora molto da fare»

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CRISTIANO MARCACCI. Fu un disastro. I numeri sono tali da far accapponare la pelle anche a distanza di sei anni. Furono 27.600 i metri cubi di acqua e fango esondati, fu di oltre tredici chilometri quadrati l’area allagata. Tutto per quei “maledetti” 160 metri di argine in località Malaventre, crollati, perché strutturalmente già fragili, a causa della piena. Immane il lavoro dei giorni successivi, riassumibili nel cosiddetto “intervento di somma urgenza” e in ben 34.245 tonnellate di materiale depositato per la ricostruzione e in 1.122 viaggi di camion per trasportarlo sul posto.

Erano le 8,15 di sei anni fa. Era la mattina del giorno di Natale del 2009, quando il Serchio aprì una prima falla nell’argine. Poi, in rapida successione, fin verso le 10, avvenne il resto del crollo. Un disastro. Che non fece vittime, ma che provocò centinaia e centinaia di migliaia di euro di danni nell’area attraversata dal basso corso del fiume nel comune di Vecchiano, a pochi chilometri dalla foce. Dopo l’allargamento della breccia l'acqua si riversò impetuosa in tutta la campagna tra Migliarino, Nodica e la zona industriale della Traversagna, investendo in pieno anche l'autostrada A11, che infatti venne chiusa al traffico, proprio nella zona intorno alla barriera di Pisa Nord. Case allagate, molti elicotteri in volo per monitorare l'area e soccorrere alcune decine di persone rifugiatesi ai piani alti delle case invase dall'acqua, attività industriali e artigianali in ginocchio alla ripresa post-natalizia.

«Non sono affatto delle belle scene – afferma l’ex sindaco di Vecchiano Rodolfo Pardini, primo cittadino in carica nel 2009 – quelle che mi fate ricordare. Ho sempre stampati in testa quell’argine che si sbriciola e quell’acqua che avanza senza pietà. Mi ricordo inoltre tutte quelle persone salvate e recuperate con grande difficoltà dai soccorritori, come ad esempio quella coppia (marito e moglie) che rimasero imprigionati nella loro auto in mezzo all’esondazione lungo via della Costanza. Furono due operai dell’allora Consorzio di Bonifica di Massaciuccoli a liberarli dalla furia dell’acqua e per questo nei giorni successivi vennero anche premiati. Poi, ci fu la corsa contro il tempo per ripristinare l’argine, anche perché mi ricordo che un’altra ondata di piena era attesa per la fine dell’anno. Non c’era, dunque, tempo da perdere. L’argine fu ricostruito con palancole di dieci metri fissate nel terreno e collegate tra di loro da un cordolo di cemento. Se ci fossero state prima non sarebbe successo nulla. Più volte chiesi che venissero finanziati i piani dell’Autorità di Bacino ma le mie parole caddero sempre nel vuoto».

Sei anni dopo, come testimonia a fianco il reportage di Fabio Muzzi, l’alluvione è solo un incubo. Che potrà materializzarsi ancora? «In questi anni – spiega l’attuale sindaco di Vecchiano Giancarlo Lunardi – sono stati spesi in quell’area circa 3,1 milioni. Ma c’è ancora da fare: ci sono 5 interventi (quattro nel comune di Vecchiano e uno nel comune di San Giuliano Terme) già progettati e finanziati con 5,5 milioni dall’accordo Stato-Regioni, ma che non si sbloccano. Nei prossimi giorni io e il collega di San Giuliano Di Maio torneremo alla carica con il presidente della Regione per cercare di ottenere la partenza dei cantieri per la prossima primavera».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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