Il Tirreno

Pisa

Penna elegante e l’arte di regalare sempre serenità

di GIOVANNI PARLATO
Penna elegante e l’arte di regalare sempre serenità

«Sento che sto meglio», rassicurava gli amici che andavano a trovarlo all’ospedale

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di GIOVANNI PARLATO

Ragazzi, il giornale è fatto!». Così diceva spesso Marco Barabotti negli anni in cui ha ricoperto la carica di caposervizio della redazione di Pisa. E non lo diceva a mezzanotte quando ormai il giornale era pronto per andare in stampa. Lo esclamava tra mezzogiorno e il tocco, quando ancora c’era tutta la giornata davanti. Era, quella frase, il modo di essere di Marco, un ottimista nel lavoro come nella vita. Affrontava ogni avvenimento e ogni imprevisto sempre guardando al lato positivo, pronto a trovare la soluzione più semplice e razionale. E quella frase detta a fine mattinata suonava come una carica di forza e serenità per il pomeriggio tutto davanti. Marco era sempre sereno: perdeva il suo aplomb soltanto se il Pisa prendeva un gol. Allora, il caposervizio, il giornalista dalla penna elegante passava la mano al tifoso che voleva il suo Pisa sempre in testa. Raccontava delle sue trasferte dietro al Pisa nell’era Anconetani insieme a Fabio Demi. «Ma quale telefonini, pc portatili si tornava ogni domenica notte in redazione anche da Bari a scrivere i pezzi», raccontava Marco. E se la trasferta non era in aereo, era sempre in macchina. E c’era chi ricordava la sua guida spericolata sull’autostrada per arrivare il prima possibile in redazione. «Il pezzo l’avevo tutto in testa, le dita mi volavano sulla tastiera» mi diceva Marco quando raccontava tempi che ormai facevano parte del passato. E come voleva il Pisa sempre al primo posto in classifica, amava così tanto la sua città che la voleva sempre vedere primeggiare. Se l’ottimismo era il suo modo di affrontare la vita, l’amore per Pisa era l’altro elemento importante che caratterizzava i suoi interessi culturali e il suo modo di fare il giornalista. Se un pisano primeggiava, lui era pronto a cogliere l’occasione come la scoperta del bosone di Higgs cui un fondamentale contributo lo ha dato il fisico pisano Guido Tonelli. E il titolo straordinario fu: «E’ “pisana” la particella di Dio».

Marco Barabotti era anche un uomo di cultura e la letteratura lo ammaliava. Era stato grande amico di Antonio Tabucchi e grazie al grande scrittore vecchianese, Il Tirreno pubblicò anteprime di grande prestigio. Insieme a Tabucchi, agli scrittori Athos Bigongiali e Ugo Riccarelli e altri (Fausto Guccinelli, Claudio Di Scalzo, Remo Ceserani) si era formato un gruppo di amici che si ritrovava a cena. E non mancava di fare visita al gruppo anche Inge Feltrinelli che in un’intervista al Corriere della Sera battezzò quel gruppo “La scuola di Avane” perché gli incontri conviviali si svolgevano soprattutto al ristorante L’Oliveta di Avane. «Era anche l’occasione - ricordava Marco - per conoscere cosa scriveva Tabucchi che ci leggeva le pagine del libro cui stava lavorando». La sua passione per la narrativa si era concretizzata nel Premio Nazionale Pisa che lui presentava e che soltanto quest’anno la malattia ha tenuto lontano. E col solito ottimismo ha affrontato il momento più difficile della vita. «Sento che sto meglio» mi diceva quando lo andavo a trovare. Ed era talmente bra. vo che quando uscivo dall’ospedale, finivo per crederci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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