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Pisa

Biblioteca provinciale il funerale deve essere evitato

PISA. Da lettori a manifestanti. A pochi giorni dalla possibile chiusura della biblioteca provinciale, gli utenti della storica struttura del complesso scolastico Concetto Marchesi - e i...

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PISA. Da lettori a manifestanti. A pochi giorni dalla possibile chiusura della biblioteca provinciale, gli utenti della storica struttura del complesso scolastico Concetto Marchesi - e i frequentatori delle biblioteche cittadine - si riuniscono in coordinamento e manifestano contro la situazione di stallo che rischia di far sparire una storia che dura da oltre 40 anni. La riforma Delrio inquadra la cultura come una «funzione non più fondamentale» delle Province e il 2016 potrebbe segnare la fine della biblioteca. Ma i lettori, gli utenti e i frequentatori non ci stanno a dover assistere al funerale di quella che negli anni ha rappresentato anche un punto di ritrovo e di socializzazione. Venerdì scorso, durante un confronto in Sala Regia sullo stato delle biblioteche cittadine, è nato il Coordinamento lettori delle biblioteche e degli archivi pisani, che ieri si è riunito in presidio davanti alle “Officine Porta Garibaldi”, la struttura di via Gioberti costruita con fondi Piuss che sarebbe dovuta diventare la “casa della cultura”, trasferendo nei suoi spazi la biblioteca provinciale, la biblioteca Franco Serantini (il cui patrimonio è attualmente a Montacchiello) ed altre associazioni socio-culturali. Ed è in via Gioberti, secondo il coordinamento, la soluzione per evitare la chiusura della biblioteca, anche se la riforma delle Province mette a serio rischio l’attuazione del progetto.

«L’amministrazione - accusa il coordinamento - non si è mai pronunciata definitivamente sulla destinazione dell’edificio, mentre una ridda di voci ne ipotizza anche l’uso a scopo di lucro. Secondo quanto annunciato, il 31 dicembre la biblioteca chiuderà. Restano pochi giorni per una soluzione: chiediamo al sindaco-presidente della Provincia di farsi carico di questa situazione e di mantenere le promesse fatte». «Chiudere la biblioteca significa chiudere un servizio pubblico - aggiunge Franco Bertolucci, direttore della biblioteca Franco Serantini -. Il Comune non può sottrarsi da questa responsabilità: il patrimonio e i servizi devono essere garantiti e se mancano i fondi, questi vanno trovati nelle pieghe di un bilancio che ha destinato sempre poco alla cultura».

Un possibile accordo con l’Università, che dopo aver assorbito il personale della biblioteca potrebbe farsi carico anche del patrimonio di libri, riviste e giornali, non piace al coordinamento. «Ci vorrebbe chiarezza in una situazione ormai agli sgoccioli - sottolinea Sandra Di Majo, presidente della sezione toscana dell’Associazione italiana biblioteche -. Una soluzione del genere lascia molto perplessi: l’Università ha altre funzioni da svolgere e non quella di gestire un centro socio-culturale, quello che sarebbe dovuto nascere in via Gioberti», dove - per il momento - non c’è alcun piano di utilizzo. «Il problema è duplice – conclude Ciccio Auletta, capogruppo di Una città in comune-Prc -: non ci sono soluzioni per salvare la biblioteca a pochi giorni dalla chiusura e non si sa nulla sulla destinazione delle Officine Porta Garibaldi». (d.r.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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