Il dolore
«Riforma della sanità troppo potere ai sindaci»
Allarme di Volpi (Massa) al vertice delle Asl della costa che dovranno fondersi «ll rischio è che diventi impossibile fare scelte per i veti di campanile»
PISA. «Stiamo vivendo un terremoto, le riforma della sanità che si sta approvando nell’aula del Consiglio regionale ci costringerà a cambiamenti profondi, e quello che temo di più sono le insidie normative. Per come è concepita, la rivoluzione attribuisce ai sindaci troppi poteri di veto nelle conferenze territoriali. E il rischio è che alla prova del voto, nel momento in cui si dovranno fare le scelte della nuova grande Asl di area vasta, il processo decisionale si blocchi e il sistema sanitario si indebolisca».
Auditorium dell’area Cnr di Pisa, ore 11.30 di ieri. Alessandro Volpi, sindaco di Massa, parla alla platea della conferenza dei servizi che riunisce le aziende sanitarie che dovranno confluire nella nuova “Aslona” della Toscana nord ovest. Seduti accanto a lui ci sono i colleghi di Lucca, Livorno, Seravezza e Pisa, e c’è Maria Teresa De Lauretis, nominata commissario e “traghettatrice” dell’unificazione delle cinque aziende di un rettangolo di territorio regionale che dovrà saper offrire salute pubblica a 1,2 milioni di abitanti. In platea gli ex direttori generali delle aziende sanitarie in scadenza. Prima del suo intervento, della ri-riforma Rossi-Saccardi era stato difficile prevederne gli effetti. Si sapeva che da 12 le Asl sul territorio regionale a partire dal 2016 sarebbero state ridotte a tre; che rispetto a quello pensato dal governatore toscano, il nuovo format disegnato per la legge dall’assessora renziana avrebbe preservato le aziende ospedaliere e universitarie dalle fusioni e che il processo di unificazione («Si poteva avere più coraggio», è convinto il sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini), nelle intenzioni, dovrebbe favorire risparmi e migliorare la qualità dei servizi ai cittadini.
Nessuno aveva mai avanzato le perplessità del primo cittadino apuano. «L’unificazione avverrà per gradi», dice De Lauretis. Dal primo gennaio spariscono le Asl locali, ma non gli ambiti sanitari territoriali, che andranno ridisegnati per zone entro il 30 giugno, così come statuto e regolamenti. In sostanza, per almeno altri sei mesi non si avvertiranno troppi scossoni nella governance. Il 118 di Lucca si unificherà a quello della Versilia e di Massa dal 15 gennaio, Pisa confluirà su Livorno fra sei mesi. Ma la capacità di azione della “Aslona” rischia di incepparsi ancor prima dello start. Motivo? «Se non cambia la legge o la nostra mentalità sarà impossibile ad esempio assegnare più o meno risorse a un ospedale o scegliere di puntare su un reparto e non sull’altro. La norma punta ad assicurare massima rappresentanza ai Comuni e ai territori, ma sembra presupporre che la Toscana sarà caratterizzata da un’omogeneità politica. Non è per nulla scontato», dice Volpi, sindaco Pd. E suona quasi come un allarme lanciato al partito. Come dire: non è detto che il renzismo riesca a governare ovunque e sempre, soprattutto se i pentastellati e, chissà, la Lega dovessero conquistare terreno. «Basterà che in una conferenza zonale ci ritrovi con due Comuni di colore diverso per bloccare una decisione». La soluzione? «I sindaci devono abbandonare la logica municipalistica»,
Di certo molti aspetti della riforma non vanno giù Filippo Nogarin. «È un progetto che parte dalla finanza, non pensa ai lavoratori e all’assistenza ai cittadini, per questo abbiamo appoggiato al referendum per abolirla. Anche la scelta di collocare la sede centrale della maxi Asl a Pisa non va verso quel dialogo che auspicavamo. Livorno in questi anni è stata snobbata. E Rossi pare non avere progetti per la costa. Invece quello che si dovrebbe garantire è un’omogeneità nell’offerta su tutto il territorio regionale. E se davvero si vuole valorizzare le eccellenze, allora crediamo siano fondamentali le risorse per ristrutturare il vecchio ospedale. Livorno ha dimostrato con il voto che il progetto di costruzione del nuovo era fallimentare».
E se per Sandra Capuzzi, assessore pisano, una grande opportunità per garantire i livelli di assistenza sul territorio sarà quella di affidare servizi al privato sociale, per Ettore Neri, sindaco versiliese di Seravezza, non ci sarà «vera riforma senza un coinvolgimento dei cittadini nella sua attuazione».
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