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Rimborsi gonfiati a Casa di cura Assoluzioni anche in Cassazione
PISA. Non doveva essere il peculato il reato contestato e, ammesso che ci fosse una violazione penale, avrebbe dovuto essere la truffa, già comunque prescritta prima della sentenza del Tribunale di...
PISA.
Non doveva essere il peculato il reato contestato e, ammesso che ci fosse una violazione penale, avrebbe dovuto essere la truffa, già comunque prescritta prima della sentenza del Tribunale di Pisa. Lo ha stabilito la sesta sezione penale della Cassazione che ha scritto l’ultima parola sul caso dei rimborsi sanitari ottenuti dall’Asl da parte della Casa di cura di via Manzoni. Una storia che copre un arco temporale che va dal 1998 al 2002 e un percorso giudiziario chiuso a distanza di 13 anni dall’inizio dell’inchiesta. «Il supremo collegio – afferma l’avvocato Ezio Menzione, legale di due imputati – dimostrandosi assai severo nei confronti della Procura pisana, ha stabilito che l'imputazione non doveva essere quella, gravissima, di peculato, bensì quella, molto più lieve, di truffa. Ne è conseguito che il reato, ove accertato, sarebbe stato prescritto già prima della sentenza di primo grado. Una pronuncia che non intacca il buon nome della Casa di Cura e dei suoi medici». In primo grado erano stati condannati a 5 anni per peculato Dario Severino, 52 anni, di Pisa e Giorgio Panelli di Lucca (nel frattempo deceduto), Paolo Baroncini, 59 anni di Livorno, amministratore della Casa di cura, la Madre Superiora della Congregazione dell' Addolorata Celestina Sabatino (suor Daniela, 72 anni), e la dottoressa Rosalba Vittozzi, 69 anni, all'epoca del fatti dirigente dell'Asl 5 pisana (ora in pensione). Assolti in appello e ora la Cassazione che chiude la vicenda. A livello civile la Casa di cura ha fatto ricorso contro la sentenza del Tribunale civile che l’ha condannata a risarcire l'Asl 5 con 4.633.000 euro: udienza nel 2019.(p.b.)
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