Il Tirreno

Pisa

la polemica

Sant’Andrea dice no ai detenuti

Sant’Andrea dice no ai detenuti

Assemblea infuocata sul progetto di accoglienza della Caritas

3 MINUTI DI LETTURA





CALCI. Ci ha provato per quasi due ore don Antonio Cecconi. «Non temete, non è il primo progetto di aiuto agli ex detenuti. Ce un uomo che vive da tempo a Colle, ha fatto rinascere l’attività agricola della parrocchia, fidatevi». Ma niente, martedì sera la sala del consiglio comunale di Calci si è accesa di proteste. Delle 70 persone arrivate per ascoltare dal parroco di Vallegraziosa, dal monsignor Roberto Filippini, cappellano del carcere Don Bosco da poco nominato vescovo di Pescia da papa Francesco, e dai responsabili della Caritas i dettagli del progetto “Misericordia tua”, non poche sono intervenute per dire che no, una casa di accoglienza per ex detenuti e detenuti nella canonica della chiesa di Sant’Andrea a Lama non ce la vogliono; che il borgo è troppo piccolo per ospitare «persone che potrebbero essersi macchiate di reati gravi e su cui nessuno ci dà alcuna garanzia», dice Gianluca Gentili, uno degli abitanti di Sant’Andrea diventato uno dei portavoce del comitato di residenti del paesino. Sono tredici le famiglie che vivono nelle immediate vicinanze dell’edificio che la Caritas, con un investimento da 200 mila euro, vorrebbe ristrutturare ed adibire ad una struttura destinata al reinserimento sociale e lavorativo di chi vive o ha vissuto in prigione. Un’ipotesi che martedì in molti hanno mostrato di non digerire. «La paura dei cittadini è comprensibile ma è un sentimento irrazionale, che il alcuni casi è stato cavalcato anche da certe forze politiche - dice don Cecconi - Ma voglio rassicurare tutti: procederemo con gradualità. L’idea è di costruire una casa di accoglienza in grado di ospitare dieci persone, ma inizieremo con due o tre detenuti o ex detenuti. Non si può pretendere di conoscere le storie di chi verrà aiutato, sarebbe una violazione della privacy». In fondo, dice il parroco, chi ha scontato la sua pena ha diritto all’oblio, e chi ottiene le misure alternative dal tribunale di sorveglianza «le riceverà in ragione di una buona condotta certificata dal magistrato. In ogni caso passeranno mesi prima di poter iniziare anche solo i lavori di ristrutturazione, e cercheremo di tenere aperto il dialogo con i cittadini». Ma i cittadini non ci stanno. E a sindaco, Caritas e diocesi hanno consegnato una lettera. «Questo progetto è stato calato dall’alto senza nessun coinvolgimento della comunità - dice Gentili - non ci vengono offerte garanzie sulla nostra sicurezza, riteniamo peraltro che, dato il contesto calcesano, non offrirà neppure un vero reinserimento sociale né tantomeno lavorativo. Inoltre, la presenza di questa casa d’accoglienza inciderà fortemente sul mercato immobiliare, svalutando case e proprietà vicine, senza contare che il borgo ha già problemi di approvvigionamento idrico, e aumentare i consumi non farà che aggravare la situazione. Quanto alla politica, si sappia che il comitato è formato da persone che hanno idee agli antipodi, ma la pensano allo stesso modo sui rischi legati a questo progetto».

(m.n.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web