Sicurezza
Protezione civile, la sede è già a rischio
Provincia ridimensionata: tolte le funzioni, addetti dimezzati
PISA. La sala della protezione civile provinciale, ancora fresca di inaugurazione (o quasi), rischia di chiudere? La voce circola da giorni e, dentro i meccanismi della difficoltosa riforma delle Province (ridimensionate, non dismesse), trova una sua giustificazione. «La sala non chiuderà, ma la situazione è ancora tutta da chiarire», dicono dal palazzo di piazza Vittorio Emanuele II, senza nascondere il fastidio per la situazione. E così i punti interrogativi restano in piedi. Un po’ come per la biblioteca provinciale. La riforma Delrio toglie funzioni alle “nuove” mini-Province, ma cosa succederà dopo rimane, in molti casi, indeterminato. Uno dei problemi è che quel “dopo” è l’imminente 31 dicembre.
Il quadro al momento è il seguente: nella sala della protezione civile provinciale, al settimo piano del palazzo della Provincia in via Nenni, il personale è dimezzato rispetto a prima (da sei a tre unità). In quelle stanze gli addetti della protezione civile provinciale, coadiuvati da tecnologie d’avanguardia, hanno il compito di attuare le direttive del centro coordinamento soccorsi presso la Prefettura: raccolgono e diffondono le informazioni relative agli eventi avversi e, attraverso il raccordo costante con i diversi centri operativi sul territorio e la sala regionale, accertano le esigenze di intervento, attivano le risorse necessarie per far fronte all’intervento e determinano la prima definizione dei danni.
Non è certo secondario, nel raccontare questa vicenda, ricordare che questa sala è stata inaugurata non più tardi di due anni fa, dopo interventi di miglioramento costati alle casse provinciali 400.000 euro. Oltre alla metà dei coordinatori della sala, la Provincia è destinata a perdere anche il personale reperibile che si attiva nelle emergenze: quello finora impiegato appartiene a settori, in particolare la Difesa del suolo, che con il nuovo anno passeranno alla Regione. Per questo l’amministrazione, in attesa di capire il da farsi, ha intanto pubblicato un avviso di selezione per la reperibilità di protezione civile: una mobilità interna tra i dipendenti.
L’altro messaggio che esce da piazza Vittorio in sostanza è: quello che stiamo facendo lo facciamo solo per sensibilità istituzionale, ma non possiamo caricarci di compiti, senza risorse economiche, che non ci spettano e con un bilancio a rischio dissesto. In effetti, nel frattempo il sistema è ancora pensato come se la Provincia, con le sue strutture di protezione civile, funzionasse a pieno. Le circolari ministeriali, ad esempio, la considerano come prima. Il ministro Delrio ha dato alle Regioni la possibilità di lasciare la delega alle Province, a condizione però che trasferiscano anche i finanziamenti che servono. «Le Province vantano sale operative di un certo livello che rischiano di non essere utilizzate per mancanza di personale», ha detto il consigliere regionale Andrea Pieroni, che era presidente della Provincia quando la struttura, anche con il contributo della Regione, è stata inaugurata. Il problema è già stato posto sui tavoli degli enti coinvolti. Nella sala in via Nenni sono presenti tecnologie di comunicazione all’avanguardia utili in caso di calamità. Sulle future modalità d’uso il nodo non è stato ancora sciolto, ma il meteo ha insegnato anche di recente che non si può abbassare la guardia. Pisa aspetta il responso di Firenze.
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