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Pisa

«La burocrazia non può cancellare quella biblioteca»

«La burocrazia non può cancellare quella biblioteca»

PISA. «Una città che si propone come capitale della cultura nazionale non può permettere che la biblioteca provinciale, soprattutto se principalmente rivolta a giovani, chiuda per motivazioni...

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PISA. «Una città che si propone come capitale della cultura nazionale non può permettere che la biblioteca provinciale, soprattutto se principalmente rivolta a giovani, chiuda per motivazioni strettamente burocratiche», scrive Michele Passarelli Lio, esponente del Pd (circolo Pisanova) ed ex consigliere comunale.

Come per la sala di protezione civile, anche la biblioteca provinciale è rimasta nella palude di una riforma delle Province che fatica a compiersi per come è stata impostata e per ora portata avanti. La biblioteca, che doveva essere prevista nella nuova sede delle Officine Garibaldi, il palazzo di vetro ricostruito dove c’era l’istituto Einaudi, è ancora in attesa di conoscere il suo futuro.

I dipendenti provinciali che se ne occupavano passano sotto l’Università, mentre non si sa di preciso cosa ne sarà della biblioteca, nel senso che il patrimonio librario dovrà essere trasferito all’Ateneo e poi reso in qualche modo fruibile all’utenza.

«Il fatto che la legge nazionale, quella dell’abolizione delle Province, non consideri la cultura tra le funzioni fondamentali che saranno gestite dagli enti che sostituiranno le stesse e la legge regionale non abbia affidato ai Comuni queste competenze - scrive ancora Passarelli - non può guidare ad una chiusura di una struttura così importante per la città. Non è pensabile, in sostanza, che le priorità di una città come Pisa non siano dettate dalla politica, ma dalla burocrazia. Qualsiasi cosa dicano le leggi, la biblioteca provinciale di Pisa esiste; è lì con le sue migliaia di utenti, principalmente giovani, in quanto operante al centro del complesso Concetto Marchesi, sede di istituti scolastici molto frequentati. E’ luogo di incontro, di studio, di approfondimento, in sostanza di divulgazione culturale, che ha come obiettivo principale il mondo dei ragazzi. Non è pensabile, politicamente, che questo obiettivo non sia un obiettivo della nostra amministrazione. La politica, per come la intendo io, fissa delle priorità e le persegue se ci crede davvero; in un caso come questo, per esempio, prende atto di una situazione di difficoltà economica, che c’è, ma allo stesso tempo identifica soluzioni e quindi di conseguenza risorse, perché queste priorità vengano rispettate».

«Non sono così addentro all’amministrazione cittadina per proporre soluzioni concrete, tra l’altro non credo sia il compito di un cittadino qualunque, seppure, come nel mio caso, iscritto al partito che governa Pisa. Posso e devo, invece, sollecitare gli amministratori della mia città - conclude Passarelli - a farsi promotori di una ricerca di soluzioni (finanziarie, logistiche, operative) che non permettano questo scempio. Chiedo alle oltre 500 persone, giovani e meno giovani, che ad oggi hanno firmato la petizione che chiede la soluzione del problema, di fare pressione perché ciò avvenga, in modo propositivo, civile, ma forte. D’altra parte il compito dei cittadini non può essere che questo: eleggere chi li amministra e poi tenerne sotto controllo l’attività e, se necessario, sollecitare il rispetto delle priorità indicate nei programmi elettorali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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