Il Tirreno

Pisa

Altri tagli alle risorse, ippica a rischio chiusura

di Andrea Chiavacci
Altri tagli alle risorse, ippica a rischio chiusura

Iniziative per salvare San Rossore. Piccioni (Alfea): «Chiediamo un piano strategico, la riforma e un aiuto dalla Regione Toscana»

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PISA. Tutti uniti per salvare l'ippica in Italia e a Pisa dove le corse al galoppo fanno parte della storia della città. Nella sala stampa del comune tutte le componenti che ruotano intorno al mondo delle corse dei cavalli denunciano il taglio continuo da parte del governo delle risorse destinate all'ippica che rischia seriamente di chiudere i battenti dal primo gennaio prossimo, o quanto meno di vedere ulteriormente ridimensionato il programma delle corse.

Dai 400 milioni del 2011 ai 200 milioni del 2015, fino ad arrivare ai 170 milioni previsti nella legge di stabilità del 2016. Lancia il grido d'allarme il presidente di Alfea Cosimo Bracci Torsi: «Un tempo il gioco dell'Ippica era l'unico legale in Italia e avevamo un interlocutore importante come l'Unire. Eravamo indipendenti e portavamo soldi allo stato con l'ippodromo pisano vero fiore all'occhiello. Le difficoltà sono iniziate quando hanno preso il sopravvento giochi come il gratta e vinci. Da una parte lo Stato fa apparentemente la lotta al gioco d'azzardo e dall'altra penalizza l'ippica dove per vincere non conta solo la fortuna ma bisogna avere abilità». Sulla stessa linea il direttore generale di Alfea Francesco Piccioni: «Al governo facciamo tre richieste precise: no ai tagli rispetto al 2015; il ministero dell’agricoltura è obbligato a presentare un piano strategico che non ha ancora fatto e infine che venga approvata la riforma del settore. Chiediamo aiuto anche alla Regione Toscana. Abbiamo fatto proposte per creare maggiori attrattive nelle scommesse ma il ministero dell’economia preferisce puntare su altro».

Pisa ancora oggi detiene il maggior numero di cavalli da corsa in Italia ma dal 2005 a oggi sono passati da 900 a 450 dimezzando di conseguenza il numero degli addetti. Anche i sindacati fanno sentire la loro voce con il rappresentante della Cgil Stefano Del Punta: «Siamo già in una fase drammatica. Il 2016 può essere l’anno della morte. Il governo deve interrompere il taglio sulla legge di stabilità e riorganizzare il settore ippico. Vorremo un unico interlocutore con gente competente del settore. Siamo preoccupati per i nostri 1.000 lavoratori. Faremo altre iniziative e un presidio davanti al ministero».

Il comune di Pisa con l'assessore Ylenia Zambito porta sostegno alla causa: « Ci uniamo alla protesta di tutto il settore dell’ippica. Il nostro è uno degli ippodromi più virtuosi d’Italia e i tagli non hanno tenuto conto di questo. Siamo convinti di essere un'eccellenza in Italia e Pisa deve avere un occhio di riguardo da parte dello Stato. Noi siamo qua a difendere un’attività produttiva importante e a difendere posti di lavoro».

Di positivo c'è il fatto che nelle difficoltà un mondo apparentemente disomogeneo riesca ad unirsi. Da poche settimane è nato il Cin( comitato ippica nazionale) composto da categorie di galoppo, trotto, società di corse, allenatori( rappresentati in comune da Elisabetta Savelli dell'Anac) e organizzazioni sindacali per chiedere al governo di garantire un futuro all'ippica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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