Il Tirreno

Pisa

Stop al cambio in residenze ma partita aperta

di Francesco Loi
Stop al cambio in residenze ma partita aperta

Il sindaco: il piano resta strategico per la città Per la Bechi Luserna ipotesi Camp Darby

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PISA. «Il progetto caserme mantiene intatto il suo carattere strategico, perché la collocazione delle tre vecchie caserme oggi è impropria e perché la città vuole recuperare spazi pregiati per essere sempre più vivibile e vissuta da famiglie e residenti. Ora è il ministero della Difesa a doverci comunicare le sue intenzioni». Il sindaco Marco Filippeschi ribadisce che le linee guida, con dentro l’idea di sviluppo della città, non cambiano. Anche se, tecnicamente, dopo sei anni di mancate attuazioni, devono essere modificate alcune previsioni urbanistiche. La variante di monitoraggio, di cui è cominciato l’iter, elimina infatti per la caserma Bechi Luserna la previsione di futura area del terminal turistico con parcheggi e servizi ricettivi sull’Aurelia; inoltre nell’area di Ospedaletto cancella la possibilità di costruirvi la nuova caserma in cui riunire gli insediamenti militari in città (oltre alla Bechi, sono l’Artale e l’ex distretto nel quartiere di San Martino).

Progetto e stallo. Dopo un’intesa sottoscritta nel 2001, quattordici lunghi anni di trattative tra Comune di Pisa, ministero della Difesa e Agenzia del Demanio non sono bastati per arrivare ad un’intesa che aveva un obiettivo: il passaggio all’amministrazione comunale delle tre caserme in cambio della costruzione della nuova ad Ospedaletto. Una maxi-permuta dal valore di oltre 100 milioni di euro (tradotta in un accordo di programma nel 2007 firmato da tutti i soggetti interessati), divenuta ancora più complicata in piena crisi dell’edilizia, essendo prevista una destinazione residenziale-ricettiva sia per l’Artale (a due passi da Piazza dei Miracoli) che per l’ex distretto militare (in pieno centro storico), come da variante urbanistica approvata nel 2008.

Proposta di accordo. Per tentare di bloccare lo stallo, e rendere meno complessa la realizzazione del progetto sotto il profilo economico, il Comune aveva proposto al ministero della Difesa di procedere per lotti equivalenti: trasferimento di una vecchia caserma in cambio della costruzione di un lotto della nuova. Fino al completamento dei tre passaggi e dei tre lotti. Su questo punto un assenso di massima era giunto da Roma, mai però è stato inserito come modifica formale nell’accordo siglato nel 2007. Nei piani dell’amministrazione però resta centrale avere gli spazi della Bechi (ora base del 6º Reggimento di manovra) considerati gli investimenti nell’area della Cittadella tra Museo delle navi antiche, Arsenali Repubblicani, Torre Guelfa, Cittadella galileiana: necessario dunque un luogo per far arrivare nelle vicinanze i turisti. Per questo nel frattempo i contatti non sono mai stati interrotti, compresi due incontri diretti con il ministro Pinotti, con i parlamentari pisani impegnati a fianco del sindaco.

Norma di salvaguardia. Ora però la variante di monitoraggio mette la partita su binari differenti. Perché azzera le previsioni e riporta in vigore quelle precedenti al 2008: per l’ex distretto e l’Artale servizi territoriali (statali); per la Bechi, servizi sportivi. Eventuali trasformazioni restano possibili, ma solo in caso di intesa con l’amministrazione (di fatto quella finora mai concretizzata). Tale condizione è ben esplicitata dalla norma di salvaguardia inserita nel piano strutturale che tutela l’amministrazione da iniziative autonome della proprietà (il demanio). Dunque, niente possibilità di costruire case o alberghi nell’ex distretto (abbandonato da anni) e all’Artale di via Roma (sottoutilizzata) senza prima un’intesa con Palazzo Gambacorti.

Gli scenari. Il Comune attende ancora fiducioso segnali dal ministero, mentre continuano a circolare voci sull’ipotesi di spostare il 6º Reggimento dentro la base americana di Camp Darby in fase di ridimensionamento. Il futuro della Bechi, in quell’eventualità, potrebbe tornare in discussione. E così il cambio di destinazione d’uso delle tre caserme. «In caso di accordo - dice Filippeschi - sarebbe infatti sufficiente una variante comunale per consentire le trasformazioni, essendo queste già contemplate nel Piano Strutturale. L’accordo ancora in essere resta quindi lo snodo fondamentale per l’intera vicenda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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