Il Tirreno

Pisa

Inchiesta nata dall’esposto di un collega

di Pietro Barghigiani
Inchiesta nata dall’esposto di un collega

Un dossier inviato agli investigatori nei confronti di una dipendente ha poi consentito di allargare il fronte degli indagati

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PISA. Un collega stanco di assistere alla sistematica violazione delle regole si è improvvisato detective.

E con foto eloquenti, a corredo di un esposto dettagliato, ha offerto agli investigatori lo spunto che, a distanza di mesi di verifiche sul campo, si è tradotto in un’inchiesta conclusa con cinque indagati per truffa e interruzione di pubblico servizio.

La genesi delle indagini sull’assenteismo al dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica di Palazzo Matteucci prende le mosse da una prassi consolidata nel tempo alla quale un dipendente ha voluto dire basta.

Un esposto maturato anche per la sfiducia nutrita dall’autore nei confronti di chi avrebbe dovuto controllare e porre un freno a un andazzo risaputo nell’ambiente e non ha voluto o potuto farlo.

La presentazione ai carabinieri del corposo dossier ha come protagonista principale la mamma di un esponente politico cittadino che con altre tre colleghe e un collega è indagata per diversi episodi di assenteismo.

Il fascicolo con foto e video delle timbrature in orario regolare, seguite da uscite irregolari e rientri a discrezione degli indagati, è sul tavolo del sostituto procuratore, Flavia Alemi per le valutazioni sui profili penali da applicare ai soggetti finiti nell’indagine.

Le telecamere installate con visuale sul rilevatore di presenze e i pedinamenti dei militari hanno poi esteso l’indagine anche ad altri impiegati del dipartimento. Sono partiti dall’esposto contro la dipendente, nel frattempo trasferita in un altro ufficio, e la quotidianità delle timbrature con “fuga” si è popolata di altri protagonisti.

I filmati e le foto raccontano di uscite per andare dall’estetista, ma anche al bar per assenze prolungate oltre alla semplice consumazione di un caffè. È stata seguita anche una dipendente che in auto, insieme al marito, andava a fare la spesa in un centro commerciale.

Così come è stata ripresa con video eloquente la mamma del politico cittadino che, poco più che in vestaglia, scendeva dallo scooter, timbrava prima delle 7,30 e poi tornava a casa.

Si presentava di nuovo verso le 9, dopo aver sistemato casa.

Nel campionario dei "furbetti" del cartellino la tipologia delle violazioni contestate dalla Procura (una segnalazione verrà presentata anche alla Corte dei conti per danno erariale) comprende pure puntate nei bar e piccole commissioni in negozi del centro. Tutto rigorosamente in orario d'ufficio.

Ore di lavoro sottratte al dipartimento per le quali, però, l’università retribuiva i dipendenti disinvolti nella gestione delle rispettive presenze alla scrivania.

Non si tratta di cifre esorbitante quelle oggetto della truffa contestata nell’informativa consegnata dai carabinieri alla Procura.

C’è, piuttosto, nella sequenza delle immagini il racconto di un malcostume che nel tempo si era fatto regola. Per qualcuno, ma non per tutti. E quando un collega si è stufato di vedere la manipolazione del badge a uso e consumo di chi pensava di essere più furbo degli altri, ha gettato le basi delle fondamenta su cui poi i carabinieri hanno costruito l’inchiesta.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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