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Pisa

urbanistica

Rudere sul lungarno, la proposta: “Facciamoci un parco”

di Danilo Renzullo
Lo striscione di Ucic-Prc al rudere su lungarno Galilei
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Lo striscione di Ucic-Prc al rudere su lungarno Galilei

L’idea del gruppo Ucic-Prc per riqualificare l’area: stop alle previsioni comunali per la ricostruzione del palazzo

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PISA. “Rigenerare la città e fermare il degrado della speculazione, a partire dalla restituzione alla cittadinanza del rudere di Pampana”. Una città in comune-Prc invoca scelte coraggiose per il regolamento urbanistico che necessita di una nuova variante per rinnovare le previsioni scadute da un anno e “solo in parte realizzate”, sottolineano Marco Ricci e Ciccio Auletta, consiglieri comunali di Ucic-Prc. “Sebbene l’amministrazione prenda atto del fallimento del progetto caserme non rinnovando le sue ambizioni sulla Bechi Luserna, per il resto le ripropone quasi totalmente, compresi i maxi piani come la cittadella dello sport a Gagno”.

Il gruppo di opposizione chiede un’inversione di rotta: «Se alcune previsioni non sono più necessarie, perché non tornare indietro? Si continua ad immaginare la valorizzazione immobiliare come unico strumento della riqualificazione di aree non più utilizzate dagli enti pubblici - continuano Auletta e Ricci -, bisognerebbe pensare invece ad una destinazione diversa, riaffermando il primato dell’interesse pubblico”.

Per farlo, i consiglieri di Ucic-Prc presenteranno una proposta per chiedere - attraverso il federalismo demaniale - il trasferimento dell’ex distretto militare di via Bruno al Comune e due emendamenti alla variante. Il primo per “difendere la previsione di alloggi di edilizia convenzionata nell’intervento di Ville Urbane alla ex Saint-Gobain”, l’altro per trasformare in un’area a verde il rudere di lungarno Galilei del costruttore Giuseppe Pampana.

“Un’area in abbandono da decenni - conclude il gruppo - e per risanarla il proprietario ha chiesto maggiori volumetrie. Invece di un nuovo immobile, eliminando la previsione di edificabilità, potrebbe essere realizzato un piccolo parco, con collegamento al giardino Scotto. La città potrebbe così riappropriarsi di un bene: non una requisizione, ma un cambio di destinazione per riqualificare una zona che la proprietà probabilmente non ha interesse a recuperare”.

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