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Sanità, da Rizzo a Miccoli gli stipendi dei big

di Mario Neri
Sanità, da Rizzo a Miccoli gli stipendi dei big

Ecco i redditi 2014, ma quest’anno per qualcuno potrebbero ridursi: effetto della delibera che ha imposto a una trentina di medici di tornare a svolgere la libera professione in ospedale

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PISA. Intanto, se questo può essere consolatorio, sappiate che ci costano sempre meno. Almeno da quando l’ex ministro Giulio Tremonti decretò l’ormai famigerato e odiatissimo blocco del turnover. Così, negli ultimi tre anni, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa spende per gli stipendi dei suoi 1.096 medici (ma 186 sono pagati dall’Università) 1 milione e mezzo in meno. La voce di bilancio destinata ai salari per i camici bianchi è scesa da 73,5 a 72 milioni di euro. Anche se dall’anno scorso e per i prossimi quindici anni spenderà 19 milioni per pagare 20 prof universitari dopo aver siglato una convenzione contro cui i sindacati dei medici hanno presentato un esposto alla Corte dei Conti. «I soldi dell’Azienda – è convinto Gerardo Anastasio, segretario cittadino del sindacato Anaao – vanno spesi per gli ospedalieri, l’ateneo non può socializzare le perdite e “privatizzare” le entrate».

Non sempre e solo tagli, dunque. Certo quest’anno Cisanello dovrà fare a meno di versare gli 88mila euro di stipendio tabellare versati un anno fa a Stanislao Rizzo, il super oculista volato a Firenze, dove, per strapparlo a Pisa, Careggi gli ha costruito una clinica in cui svolgere la libera professione. Attività che - in parte - il luminare continua a portare avanti anche alla Casa di Cura di San Rossore e che lo ha reso il più ricco fra i chirurghi pisani nel 2014 con 1,1 milioni di euro di reddito lordo, la gran parte guadagnata proprio grazie alle visite private. La perdita non è solo di prestigio ma pesa anche per le tasche dell’Aoup, dato che la clinica di via delle Cascine doveva girare all’ospedale parte dei fatturati provenienti dall’intramoenia. E non sono pochi i super primari che alla fine del 2014 figuravano nella top ten di Cisanello e Santa Chiara e potrebbero veder ritoccate al ribasso le loro dichiarazioni nel 2015. Effetto di una delibera che a luglio ha imposto ad una trentina di luminari di tornare a svolgere visite e interventi all’interno del policlinico. Il contraccolpo causato dalla disponibilità di strutture meno confortevoli potrebbe aver sconsigliato alcuni pazienti dall’optare per i chirurghi pisani, senza considerare che per mesi gli stessi medici hanno denunciato mancanza di posti per le degenze dell’intramoenia. Non possono più operare a San Rossore primari come Marco Nardi, a capo di oculistica, uno dei maggiori esperti mondiali per la chirurgia mini invasiva del glaucoma e secondo nella top ten dei più ricchi (489mila euro), o un chirurgo di fama planetaria come Paolo Miccoli (quinto in classifica con 376 mila), docente universitario e direttore di endocrinochirurgia, il dipartimento che ha appena regalato a Pisa il primato italiano per la chirurgia del tumore alla tiroide.

Come loro, sono rientrati Carlo Bartolozzi, direttore di Radiodiagnostica 1, il più pagato dall’Aoup con 147mila euro ma nel 2014 non uno dei più attivi nella libera professione, così come Generoso Bevilacqua, primario di Anatomia e istologia patologica 1, quinto nella top ten degli stipendi aziendali (139mila euro), ma non fra i primi dieci più facoltosi.

Non sempre, infatti, i più pagati dal sistema sanitario nazionale o dall’Università di Pisa sono i più ricchi. C’è chi si dedica interamente all’attività istituzionale e chi anche - legittimamente - alla libera professione. Così, dopo Nardi, svettano per guadagni Paolo Vitti, primario di Endocrinologia 1 (488mila euro), poi l’odontostomatologo Mario Gabriele (482mila euro), l’urologo Francesco Francesca (373mila) e Massimo Tonacchera, “appena” un prof associato ma già un gigante con 340mila euro di reddito annuo.

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