Sicurezza
Dai cavallucci in cartapesta ai super robot
Compie ben 120 anni il negozio Gianfaldoni di via San Martino. «Vogliamo arrivare a 200»
PISA. È l’eterna gioventù di chi compie 120 anni passati tra giocattoli e passeggini. Il negozio Gianfaldoni di via San Martino taglia il traguardo di più di un secolo di delizie per i bambini, e di qualche “croce” per i genitori. Quella vetrina incastonata sotto un arco antico di mattoni era come il miele per gli orsi per quelle famiglie che andavano a far giocare i propri bambini al Giardino Scotto. Oggi Ferruccio Gianfaldoni ha 79 anni, ed è passato da vendere cavallucci in cartapesta al robot di Guerre Stellari R2-D2 che costa al pubblico circa 400 euro.
«All’inizio avevamo un’attività di puericultura pesante, vendevamo cioè carrozzine e lettini», ricorda Gianfaldoni. Ecco spiegato il cimelio su tre ruote parcheggiato nella piazzetta contigua, un Lambro (una sorta di moto-furgone Ape) degli anni ’60 con cui venivano fatte le consegne a domicilio. Il muso del Lambro ha la ruggine che disegna la geografia delle migliaia di chilometri fatti per consegnare le carrozzine e i lettini, ma poi il mercato è cambiato così come la viabilità urbana. Il plurimedagliato Lambro comunque è pronto per un restauro in una carrozzeria di Parma.
«Vendevamo circa sette carrozzine al giorno, eravamo bravissimi ma poi qui e in città è cambiata la viabilità, i camion non potevano più portarci la merce e quindi ci siamo specializzati nei giocattoli», dice Ferruccio mentre tira fuori dal cassetto un foglio ingiallito con scritte in nero su cui campeggia la parola Lego. «Eravamo nel 1971 ed il catalogo aveva una sola pagina. Oggi è un volume enciclopedico», continua Ferruccio. Quel catalogo fatto di una sola pagina ha il suo valore storico tant’è che il responsabile della Lego Italia quando lo vide rimase impressionato e lo spedì via fax alla casa madre mondiale che, forse non avendolo mai visto, rispose che i prodotti richiesti erano fuori produzione. «Avevano scambiato l’invio del vecchio catalogo per un ordine vero e proprio», ride Ferruccio.
Nel mondo dei giochi tutto è cambiato. «Ora vendiamo i droni e non facciamo a tempo ad ordinare un robot di Guerre Stellari o un’astronave che sono già venduti». Tutta colpa della pubblicità. «Siamo frastornati dalla pubblicità che ci fa ordinare molti oggetti che poi rimangono in giacenza». Non tutto cambia in peggio però. «Oggi ci sono marche come la Clementoni che puntano molto sull’ecologia e c’è molta attenzione a produrre giochi educativi».
Il negozio Gianfaldoni, nonostante i sorrisi di Ferruccio e delle figlie Chiara e Susanna, deve fronteggiare ogni giorno la concorrenza delle grandi catene di distribuzione. «Fanno super offerte, vendono sotto costo ma poi, se una persona ci va, succede spesso che non hanno quanto promesso. Noi non molliamo, vogliamo festeggiare i 200 anni», prosegue Ferruccio che gioca col tempo e col futuro visto che vuole allestire un grande spazio dividendolo in quattro settori di giochi d’epoca dai Clementoni al pelouche Trudi.
Dal piano terra del suo negozio prendiamo l’ascensore per arrivare al piano “nobile”, perché ci sono le stanze dedicate alle Barbie da collezione, compresa una vestita di Swarovski. Nella stanza accanto, ci sono lettini e carrozzine, nuovi, moderni «ma per me, entrare in questa stanza, è come tornare a quando avevamo iniziato con mio nonno e mio padre, quando era finita la guerra, quando c’erano ancora le macerie in via Bovio e la voglia di fare, di ricominciare e di non mollare erano più forti di tutto».
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