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Pisa

Ernia al disco da ko intervento peggiora l’invalidità: risarcito

Ernia al disco da ko intervento peggiora l’invalidità: risarcito

Operaio fa causa dopo l’aggravamento della lombalgia Il giudice riconosce l’errore medico. Conto di 30.000 euro

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PISA. Voleva risolvere quella lombalgia che da tempo non gli dava tregua. Per ottenere un risultato che fosse apprezzabile i medici lo avevano convinto a operarsi. Un intervento di routine, niente di cui preoccuparsi. Solo che quando il paziente è uscito dalla sala operatoria la sua schiena era messa peggio di prima. Un aggravamento che è stato tradotto in un un’invalidità permanente cresciuta dal 15 al 20 per cento. E che ha costretto l’ospedale a pagare un risarcimento di circa 30.000 euro.

È la storia della disavventura sanitaria di un operaio di 47 anni, residente a Santa Maria a Monte, quella che il giudice del Tribunale civile, Marco Viani, ha raccontato nella sentenza con cui ha condannato l’azienda ospedaliera a pagargli 30.000 euro e oltre 7.000 al suo legale, l’avvocato Massimo Parenti.

L’orologio della giustizia colloca inizio e fine della vicenda in un arco temporale che va dal 2005 ai giorni nostri. Dopo alcune Tac l’operaio alle prese con una lombalgia che lo fiaccava dall’inizio dell’anno, ad aprile 2005 viene operato di ernia al disco nel reparto di ortopedia. Le speranze di migliorare naufragano quando il paziente si accorge che ha ancora forti dolori alla schiena. E si arriva ad agosto con una nuova Tac che rende palese l’esito poco azzeccato dell’intervento. Secondo l’avvocato «sarebbe stato necessario attendere un maggiore periodo di tempo prima di valutare l'intervento chirurgico, che era stato intempestivo, e che aveva notevolmente aggravato il deficit funzionale, motorio e sensitivo preesistente, osservando inoltre che vi era stato un errore di esecuzione per mancata completa asportazione del disco degenerato e imperfetto svuotamento del nucleo polposo residuo, con persistenza dell'ernia e permanenza di protrusione discale L4-L5 unitamente alla presenza di abbondante tessuto cicatriziale in sede perisacculare anterolaterale destra, all'ascella radicolare e al forame di congiunzione omolaterale, e che un nuovo intervento era estremamente difficile; chiede pertanto il risarcimento del danno».

Di contro l'Azienda ospedaliera eccepisce che, al momento del ricovero, la situazione del paziente era perfettamente sovrapponibile a quella attuale. «Lungi dall'essere intempestivo, l'intervento aveva tante più possibilità di successo quanto più era vicino all'insorgere dei sintomi e nega che gli esiti cicatriziali e la presenza di materiale discale abbiano rapporto causale con l'attuale patologia dell'attore – è la memoria difensiva – osservando che i primi sono indipendenti dall'operato del chirurgo dipendendo dalla fisiologia soggettiva del paziente». Per il giudice, che ritiene ineccepibile la relazione del consulente nominato dal Tribunale, «i medici rispondono del danno causato dall'omessa integrale asportazione del disco; mentre non rispondono del danno causato dagli esiti cicatriziali, avendo il consulente precisato che tali esiti, oltre ad essere una complicanza nota, non è prevenibile e anzi è indipendente dall'operato del medico, dato che è connesso alla reazione soggettiva dei tessuti del paziente». Non solo la lombalgia non si è attenuta, ma l’operazione l’ha aggravata. E il paziente deve essere risarcito.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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