Il Tirreno

Pisa

COMMANDO A NODICA

«Cacciavite alla gola per aprire il forziere»

Pietro Barghigiani
Il sopralluogo dei carabinieri dopo la rapina a Nodica
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Il sopralluogo dei carabinieri dopo la rapina a Nodica

 Il racconto della titolare di "Mirko gioielli". In passato la commerciante rimase illesa in una sparatoria nel suo negozio

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VECCHIANO. «Hanno minacciato mia figlia con un cacciavite puntato alla gola. Poi hanno preso oro, argento e soldi. Non so quanto hanno portato via. Dobbiamo fare i conti. Non sono ancora riuscita a tornare in negozio». Franca Masotti è sotto choc. Il terrore si è materializzato sabato 5 dicembre poco prima delle 19 quando un commando armato ha fatto irruzione nella sua attività, la "Mirko gioielli" sulla via Provinciale a Nodica. Erano in quattro. Uno in auto, gli altri tre in azione. C'è chi ha usato il cacciavite contro la figlia della commerciante, e chi, con una mitraglietta, ha neutralizzato due clienti. Il terzo si è fatto aprire la cassaforte e ha ripulito il registratore di cassa. «Dateci quello che vogliamo o vi ammazziamo» urlavano i banditi, volto travisato, accento dell'Est. Gli investigatori dell'Arma non escludono che possa trattarsi di una banda di slavi o rom, anche in trasferta. Professionisti del crimine. Lo si è capito anche da come l'autista dell'Audi Rs4 familiare grigio scuro è fuggita a oltre i 200 km/h, inseguita dai carabinieri, tra Nodica, via del Brennero, Porta a Lucca, Cisanello, Fi-Pi-Li, Lavoria e poi nel territorio di Livorno, schivando auto e persone con precisione millimetrica. Le indagini sono in corso avendo come base proprio la targa della station wagon.

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«Non sappiamo con esattezza cosa hanno preso - aggiunge tra le lacrime Franca Masotti -. Qualche migliaio di euro. Non siamo assicurati. Vedremo come andare avanti». Parenti e amici sono andati a portare un conforto alla commerciante che sabato sera non ha subìto solo una rapina. L'orologio della memoria è tornato indietro di una ventina d'anni quando la signora si ritrovò al centro di una sparatoria tra banditi e carabinieri con tanto di feriti. «Fu una cosa davvero grossa - ricorda -. Spararono 50 colpi dentro la bottega». In uno sfogo con i familiari ieri la commerciante ha messo in forse la volontà di riprendere il suo posto dietro al bancone, esposta agli assalti di malviventi armati e vulnerabile nelle possibili difese. Uno scoramento comprensibile che, come nella rapina degli anni Novanta, sarà superato dalla voglia di ricominciare. La telecamera posizionata all'esterno del negozio è stata messa ko dai banditi qualche secondo prima di entrare nell'oreficeria e chiudere in pochi secondi il colpo. «Da giorni vedevo un'Audi scura con dei giovani a bordo che non mi piacevano - prosegue la commerciante -. Ho avvertito quattro volte i carabinieri. Sono venuti per un controllo per le prime segnalazioni». Uno stress emotivo difficile da gestire per quello che p accaduto e il pensiero che potrà succedere di nuovo. «Mi scusi, ma sto male» si congeda dal cronista Franca Masotti prima di tornare dai familiari.

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