«Cacciavite alla gola per aprire il forziere»
Il racconto della titolare di "Mirko gioielli". In passato la commerciante rimase illesa in una sparatoria nel suo negozio
VECCHIANO. «Hanno minacciato mia figlia con un cacciavite puntato alla gola. Poi hanno preso oro, argento e soldi. Non so quanto hanno portato via. Dobbiamo fare i conti. Non sono ancora riuscita a tornare in negozio». Franca Masotti è sotto choc. Il terrore si è materializzato sabato 5 dicembre poco prima delle 19 quando un commando armato ha fatto irruzione nella sua attività, la "Mirko gioielli" sulla via Provinciale a Nodica. Erano in quattro. Uno in auto, gli altri tre in azione. C'è chi ha usato il cacciavite contro la figlia della commerciante, e chi, con una mitraglietta, ha neutralizzato due clienti. Il terzo si è fatto aprire la cassaforte e ha ripulito il registratore di cassa. «Dateci quello che vogliamo o vi ammazziamo» urlavano i banditi, volto travisato, accento dell'Est. Gli investigatori dell'Arma non escludono che possa trattarsi di una banda di slavi o rom, anche in trasferta. Professionisti del crimine. Lo si è capito anche da come l'autista dell'Audi Rs4 familiare grigio scuro è fuggita a oltre i 200 km/h, inseguita dai carabinieri, tra Nodica, via del Brennero, Porta a Lucca, Cisanello, Fi-Pi-Li, Lavoria e poi nel territorio di Livorno, schivando auto e persone con precisione millimetrica. Le indagini sono in corso avendo come base proprio la targa della station wagon.
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«Non sappiamo con esattezza cosa hanno preso - aggiunge tra le lacrime Franca Masotti -. Qualche migliaio di euro. Non siamo assicurati. Vedremo come andare avanti». Parenti e amici sono andati a portare un conforto alla commerciante che sabato sera non ha subìto solo una rapina. L'orologio della memoria è tornato indietro di una ventina d'anni quando la signora si ritrovò al centro di una sparatoria tra banditi e carabinieri con tanto di feriti. «Fu una cosa davvero grossa - ricorda -. Spararono 50 colpi dentro la bottega». In uno sfogo con i familiari ieri la commerciante ha messo in forse la volontà di riprendere il suo posto dietro al bancone, esposta agli assalti di malviventi armati e vulnerabile nelle possibili difese. Uno scoramento comprensibile che, come nella rapina degli anni Novanta, sarà superato dalla voglia di ricominciare. La telecamera posizionata all'esterno del negozio è stata messa ko dai banditi qualche secondo prima di entrare nell'oreficeria e chiudere in pochi secondi il colpo. «Da giorni vedevo un'Audi scura con dei giovani a bordo che non mi piacevano - prosegue la commerciante -. Ho avvertito quattro volte i carabinieri. Sono venuti per un controllo per le prime segnalazioni». Uno stress emotivo difficile da gestire per quello che p accaduto e il pensiero che potrà succedere di nuovo. «Mi scusi, ma sto male» si congeda dal cronista Franca Masotti prima di tornare dai familiari.
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