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Pisa

Tutto iniziò con una storia di usura

Tutto iniziò con una storia di usura

L’origine dell’inchiesta partita da Pisa ed “esportata” a livello internazionale

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PISA. Erano partiti indagando su un episodio di usura. Si sono infilati un dedalo internazionale lastricato di trabocchetti telematico-finanziari di cui ancora non si intravede la fine.

Erano i primi mesi del 2012 quando la Guardia di finanza, coordinata dal sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni, arrestò per usura in concorso Walter Tommasi, 59 anni, di Stefano Giarri, 56 anni, nato a Torino, residente a Pisa, commercialista con studi in città e a Ghezzano; di Riccardo Dal Canto, 51 anni, pisano residente a Saluzzo (Cuneo), consulente aziendale. Il processo è ancora in corso e Giarri e Dal Canto sono estranei all’operazione “Flower 2”.

Sotto la lente di Procura e finanza c’era un prestito originario di 98mila euro cresciuto poi a 140mila. Ma anche società estere utilizzate, secondo l'accusa, per "lavare" soldi in nero. I tre furono arrestati due volte nel 2012. Con il primo ordine di arresto venne contestato il riciclaggio. Il bis delle misure cautelari arrivò dopo qualche giorno con le accuse di usura. Con l'indagine che aveva portato ai clamorosi arresti, l'operazione "Flower", di cui quella di ieri è una “filiazione”, su scala internazionale, era stato scoperto un giro di denaro da un'azienda in bancarotta ad alcune società estere, in Svizzera e Inghilterra. Soldi che per la Procura erano poi rientrati sui conti dei tre imputati, facendo sorgere il sospetto che si volesse "lavare" del danaro sporco, ma soprattutto inducendo la Guardia di finanza a puntare i fari sulla sproporzione fra le somme dichiarate nelle denunce dei redditi e il flusso di svariati milioni di euro sui conti correnti con patrimoni immobiliari da milioni di euro. Lo spunto agli investigatori delle Fiamme Gialle era arrivato da un accertamento sul commercialista, il ragionier Giarri, per una questione personale: non aveva pagato gli alimenti alla moglie e ai suoi cinque figli. Ricostruendo i passaggi contabili e societari di un'azienda fallita, i finanzieri si erano imbattuti in un prestito fatto dalla società finanziaria di Tommasi ad un imprenditore per acquistare la Floenergy. Un’operazione poi non andata in porto e al termine della quale dai 98.000 euro iniziali dati all’aspirante acquirente veniva chiesto un rientro di 140.000. Le carte sequestrate all’epoca furono utili per aprire un nuovo filone che ha portato alla seconda parte dell’operazione “Flower”.(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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