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Pisa

La Procura: «Raggirati, ora fatevi avanti»

La Procura: «Raggirati, ora fatevi avanti»

L’appello degli inquirenti e la certezza che è emersa solo una parte dei movimenti dell’organizzazione

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PISA. Centinaia di truffati in tutto il mondo. E molti ancora non lo sanno.

«Cogliamo l’occasione della conferenza stampa per lanciare un appello nei confronti di chi ha avuto a che fare con le persone coinvolte nelle indagini» spiegano il procuratore capo Alessandro Crini e il titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore, Giancarlo Dominijanni. Gli inquirenti chiariscono che l’attività investigativa non si ferma e che l’eventuale contributo di altri soggetti potrà essere utile per definire meglio i contorni di un’inchiesta che da una semplice verifica su un episodio di usura è decollata in tutto il mondo.

Pisa ha dato il via all’operazione che, nel corso degli anni, ha spaziato in ogni angolo del globo. Ci sono imprenditori che hanno perso milioni di euro, dalla Germania al Giappone. Diverse non hanno denunciato, pur sapendo di aver buttato i soldi della prima fase, quei 20.000-30.000 euro necessari per opzionare il titolo da affittare.

Sono state chieste rogatorie internazionale e di grande aiuto è stato l’organismo di cooperazione giudiziaria Eurojust con il magistrato Pietro Suchan. Fondamentale anche la collaborazione con l’Fbi di Los Angeles e la security exchange commission dell'Alabama), e con il Serious fraud office di Londra). Indagini estese anche alla Svizzera, al Lussemburgo, alla Crozia, alla Serbia, all’Ungheria e al Liechtenstein, Panama, San Marino.

«La fruttuosa collaborazione con l'Fbi di Los Angeles e la Security exchange commission dell'Alabama – si legge nella nota degli inqiuirenti – ha consentito di individuare l'esistenza di ulteriori due associazioni criminali, una americana e l'altra europea, che collaboravano con il sodalizio italiano e che ha consentito alle citate autorità di polizia straniera di smantellare tali organizzazioni. Il contributo, invece, del Serious fraud office, ha permesso di far luce sulla posizione di uno dei principali indagati, un commercialista italiano residente a Londra il quale, oltre ad amministrare una delle società attiva nelle operazioni truffaldine forniva, con il suo studio londinese, la base logistica all'associazione criminale oggetto d'indagine».(p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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