Il Tirreno

Pisa

Chiude Manrico vestì Carreras e Riccardo Muti

di Carlo Venturini
Chiude Manrico vestì Carreras e Riccardo Muti

Il fondo in Corso Italia ospiterà l’ennesimo franchising. «Mercato cambiato in peggio»

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PISA. Ha vestito Riccardo Muti, Josè Carreras e l’indimenticabile nerazzurro Berggreen.

Dopo 65 anni, Manrico, lo storico negozio di maglieria pisano, chiude per sempre la saracinesca.

Abbandona per sempre il commercio e lascia il fondo in pieno Corso Italia. Lo rileverà l’ennesimo franchising che venderà bigiotteria “made in China”.

Massimo D’Alema, Umberto Carpi ed Adriano Sofri si “rimpiattavano” nella camiceria-sartoria mentre le camionette della polizia facevano il quotidiano ripulisti in Corso Italia. Eravamo nel 1968, si sta parlando di quasi cinquant’anni fa.

«Le manifestazioni erano all’ordine del giorno, la polizia a quel tempo non scherzava, e a noi commercianti non rimaneva altro che tirare su ed abbassare in continuo, più volte al giorno, la saracinesca».

A parlare è Gennaro Oliva, il titolare della maglieria che era esclusivista della storica etichetta Gran Sasso.

«Quando ho iniziato a lavorare qui, avevo i pantaloncini corti, avevo 16 anni e il mio futuro suocero , e cioè Manrico, mi prese a cuore». Gennaro, a cuore, si prese Daniela, la figlia del titolare ed oggi sua moglie. «Io tenevo molto a Manrico, aveva il negozio in via del Cottolengo, facevamo sartoria perché avevamo i tessuti, mi piaceva il mestiere, ci mettevo cuore e gambe, e Manrico dopo un po’ prese ad invitarmi a pranzo da lui, e pranzo dopo pranzo, conobbi Daniela che poi sarebbe diventata mia moglie».

Gennaro ed Ilaria, la figlia, oggi lasciano la storica camiceria. Storica ma non solo. In 65 anni , “Manrico” ha vestito tutta Pisa e i suoi visitatori, sia come sartoria che come negozio di confezioni.

«Il teatro Verdi era il Teatro con la “t” maiuscola e da noi si esibivano personaggi come Muti e Carreras e venivano a vestirsi bene, all’italiana», ricorda il titolare, che è un grande appassionato di musica lirica e classica ed è tra gli animatori dell’Accademia dei Disuniti nonché personaggio che si infervora per il Gioco del Ponte. Storia passata, si dirà. Ma Gennaro la racconta con alle spalle la foto di Dario Cichello, storia recente pisana, in questo caso e nostro campione europeo dei medio massimi.

Ovviamente, c’è anche la foto di lui con Muti. Manca però quella con Berggreen. «Fu un’improvvisata di Romeo Anconetani che mi disse che mi doveva portare un giovanotto danese da vestire bene, un giovane alto e biondo ma che andava in giro con jeans sdruciti e maglione e che gli ci volevano giacca, pantaloni, camicia e cravatta». «Anconetani era uno stratega – interviene Ilaria – uno che ci capiva, uno che vedeva oltre».

Ilaria durante la nostra intervista ha detto praticamente solo questo. E “Manrico” fece anche le divise alla squadra del Pisa. Le foto di figuranti e di costumi del Gioco del Ponte, nel negozio di “Manrico” danno segnali di un’appartenenza vera alla vita cittadina. Se pur con delle difficoltà diplomatiche. «Ho il negozio a Mezzogiorno ma vivo a Tramontana e quindi nelle discussioni, qui nel mio fondo, ero un po’ scomodo per gli altri ma anche per me perché di fatto davo un colpo al cerchio ed uno alla botte».

Gennaro lascia perché ha una certa età. «Da un po’ di tempo sia io che mia figlia volevamo lasciare, abbiamo resistito alle lusinghe di tanti asiatici e di tante mega catene ed alla fine abbiamo scelto ciò che passava il mercato che è cambiato, cambiato tantissimo ed in peggio, soprattutto nei centri stroici».

Di fatto in Corso Italia resistono tre negozi storici e cioè Rossi, Fiaschi ed un negozio di borse.

«È cambiato tutto, la situazione è peggiorata – dice Gennaro – basta vedere le edicole del centro storico». Gennaro si riferisce al fatto che sono gestite quasi tutte da asiatici e che vendono soprattutto torri di Pisa magnetiche da attaccare al frigorifero.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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