Il dolore
All’improvviso ecco la mannaia americana
Camp Darby: consegnate a mano 24 lettere di licenziamento ad altrettanti lavoratori civili italiani. Immediata la protesta davanti alla base Usa
PISA. La mannaia americana accompagnata dall’espresso italiano. I tagli erano stati annunciati da tempo e confermati più volte negli ultimi incontri con i sindacati. Ieri, senza alcun preavviso, le intenzioni si sono concretizzate in fatti. E come in una sorta di roulette russa, il direttore del personale della base di Camp Darby ha consegnato a mano 24 lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti civili italiani che si trovavano ai loro posti di lavoro. E che entro il 30 settembre 2016 diventeranno ex. Per impiegati, addetti alla logistica, elettricisti, idraulici, frigoriferisti, muratori, falegnami e fabbri al servizio della cosiddetta “zona ricreativa”, non ci sarà più futuro nella base che sorge tra Pisa e Livorno.
La risposta dei sindacati e dei lavoratori è stata immediata. Uno sciopero di quattro ore indetto da Uiltucs-Uil e Fisascat-Cisl (che lunedì sera sono stati convocati dal comando americano) e un sit-in davanti ad uno degli ingressi della base americana di circa 200 dei 450 dipendenti italiani che per ore hanno presidiato l’entrata blindata da personale militare e filo spinato. Le organizzazioni dei lavoratori avevano chiesto di congelare la manovra e rimandare la consegna delle lettere per avviare una trattativa. L’obiettivo era di arrivare ad un piano di ristrutturazione che prevedesse incentivi all’esodo e prepensionamenti per ridurre l’impatto della decisione dei vertici Usa.
«Avevamo chiesto di posticipare questa operazione, anche per permettere a questi lavoratori di passare un Natale sereno - sottolinea il segretario della Fisascat-Cisl di Pisa Vittorio Salsedo –. Ma non siamo stati ascoltati e senza concederci nemmeno un minuto per informare della situazione i dipendenti il direttore del personale ha consegnato ai destinatari la lettera di licenziamento».
A 14 dei 24 lavoratori rientrati loro malgrado nel processo di ristrutturazione è stato offerto il trasferimento alla base Usa di Vicenza, di cui Camp Darby è satellite. Entro il 9 dicembre, il comando pretende una risposta dai dipendenti. Prendere o lasciare. «Come può una persona decidere in una settimana di cambiare radicalmente vita?», si chiede Salsedo che accusa: «Non è mai successo una cosa del genere nella base: siamo stati convocati solo per avere comunicazioni e apprendere di decisioni unilaterali». Nel piazzale antistante la base cresce la rabbia. I lavoratori non si rassegnano a leggere la parole “fine” su quel pezzo di carta consegnato a mano poche ore prima. Dalla base escono a sorpresa il neo comandante italiano, il colonnello Vaira, il comandante americano Leinberger e il cappellano militare, il maggiore Cabrera. Offrono caffè ai dipendenti in presidio. «Un gesto di collaborazione e di apertura - spiegano dalla base - per cercare di trovare una soluzione per il personale al quale non sono state offerte alternative». I licenziamenti messi nero su bianco ieri, seguono quelli dei tre dipendenti impiegati in un grande magazzino mandati a casa lo scorso mese. A questi si aggiungono gli esuberi di 4 unità dei servizi amministrativi di una clinica. I tagli si inseriscono nel più ampio piano di ristrutturazione della base nata nel 1951 iniziato nel 2012 con 60 tra licenziamenti e trasferimenti di dipendenti italiani e seguito con l'abbandono dello stabilimento balneare American beach e la dismissione di 6 ettari che saranno restituiti al demanio.
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