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Misericordia, la diocesi nomina il commissario

Misericordia, la diocesi nomina il commissario

La decisione arriva dopo le dimissioni dei vertici dell’arciconfraternita Brunini: «Anomalo che la curia sia presente in modo così strutturato»

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PISA. Gabriele Brunini, 64 anni, attuale governatore della Misericordia di Borgo a Mozzano, già presidente della confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia dal 2007 al 2011, è stato nominato dall’arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, commissario della Misericordia di Pisa.

La decisione arriva dopo le dimissioni di massa innescate dall’addio di cinque esponenti del Magistrato, l’organo diretto dell’associazione, in aperta polemica con il governatore Luigi Marchetti. Un fardello di debiti stimato in almeno 12 milioni di euro, l’assenza di un piano di risanamento, il rischio di ulteriore impoverimento dei servizi svolti dall’ente, per il quale i dimissionari avevano paventato la volontà di liquidazione da parte di Marchetti, rappresentano la zavorra che rischia di mandare a fondo l’arciconfraternita passata da 67 a 23 dipendenti.

Sindaco di Borgo a Mozzano dal 1995 al 2004, Brunini nel 2011 è stato candidato (sconfitto) del centrodestra alle elezioni provinciali a Lucca come presidente.

Si è fatto un’idea di quello che troverà a Pisa?

«Penso di insediarmi in settimana. Ancora è presto per avere un’idea precisa. Conosco, però, il problema della Misericordia pisana già da quando ero al vertice nazionale delle Misericordie. A quel tempo le cose non erano ancora precipitate. Di sicuro cercherò dei collaboratori adeguati».

Quale mandato ha ricevuto dall’arcivescovo?

«C’è da concludere la riforma dello Statuto, che mi risulta sia in una fase molto avanzata. È stato uno dei motivi di incapacità di gestire questa antica associazione. Dovremo cercare di dare corso a questa riforma e poi tentare anche di dare un contributo al risanamento e al rilancio delle attività. Non è possibile che una delle più antiche Misericordie della Toscana sia in questa situazione».

Una delle accuse al governatore che hanno portato alle dimissioni in seno al Magistrato era quella di aver voluto proporre uno Statuto che in qualche modo facesse sfilare la curia dalla Misericordia per arrivare poi alla liquidazione dell’ente.

«Sono interpretazioni. Certamente è abbastanza anomalo che la curia sia così presente in un’associazione di fedeli laici. In nessuna Misericordia, grande o piccola, c’è una presenza così strutturata della chiesa».

Quindi per le lei sarebbe fisiologico e naturale che la curia che uscisse dalla Misericordia?

«Non che esca dalla Misericordia. Alla curia, però, spetta la cura delle anime e la salvaguardia dei princìpi, mentre la gestione amministrativa compete ai fedeli nel rispetto del vangelo. La Chiesa deve vigilare sul mantenimento dell’ispirazione evangelica e religiosa, ma la gestione amministrativa spetta ai soci e ai volontari della Misericordia».

Statuto e ruolo della curia a parte, esiste un fronte finanziario da collasso.

«È la parte più spinosa insieme alla tutela dei dipendenti. C’è molto da fare e devo studiare bene la situazione. Quando avrò le idee più chiare sarà mia premura renderle pubbliche in modo corretto».

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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