Il Tirreno

Pisa

«Giunta, datti una mossa le periferie chiedono di più»

di Francesco Loi

Il consigliere comunale Pierotti (Pd): c’è una nuova area trasversale nel partito Lavoriamo insieme, ma senza conformismi. Il bilancio passaggio essenziale

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PISA. «Sono entrato in assemblea senza sapere se mi sarei candidato: ne sono uscito con il 40%, ratificando la nascita di una nuova area all’interno del Pd pisano», dice Francesco Pierotti, 42 anni, tra i fondatori del Pd nel 2008, per anni segretario del circolo di Pratale, consigliere comunale e candidato nelle scorse settimane alla segreteria cittadina del partito in alternativa a Giovanni Viale.

Pierotti, ripartiamo dalla sua candidatura alla segreteria comunale...

«Dopo le elezioni regionali eravamo tutti consapevoli del bisogno di un cambiamento. Nocchi si era dimesso da segretario provinciale e già da alcuni mesi la segreteria pisana del Pd era vacante. Avevamo deciso che non era il caso di fare un congresso. E che avremmo potuto trovare una soluzione condivisa. Ha funzionato però solo nel caso di Alessio Lari. Dopo la sua elezione all’unanimità come segretario provinciale qualcosa si è bloccato».

Come lo spiega?

«Evidentemente non c’era una vera volontà di una soluzione unitaria. Il nome di Viale ha avuto un insolito appoggio anche da parte della segreteria regionale del partito. Mentre ci sono state autocandidature che volevano soprattutto denunciare il vuoto di dibattito in cui eravamo finiti. Di fatto non si è riusciti a fare una discussione prima del voto. La sera dell’assemblea comunale vi era un malessere evidente in chi, come me, avrebbe preferito buonsenso e una gestione unitaria. Naturalmente tutto questo non poteva ridursi ad una supina accettazione di un nome fatto senza discutere né di progetti né di futuro della città. Sono entrato in assemblea senza sapere se mi sarei candidato e ne sono uscito con 48 voti, ovvero il 40%, ratificando la nascita di una nuova area nel Pd pisano».

Stiamo parlando dell’ennesima corrente o correntina del Pd?

«No, il contrario: un’area molto trasversale, fatta di varie sensibilità. C’è chi come me ha seguito fin dall’inizio Renzi e c’è chi invece ha sostenuto prima Bersani e poi Cuperlo. Tutti insieme ci rendiamo conto che c’è bisogno di una nuova forma di collaborazione, che si emancipi sia dal modo vecchio di considerare le correnti e sia da certo sfrenato conformismo, qualche volta sfociato nel ridicolo, nei confronti di Renzi. Un conformismo dell’attuale dirigenza che non sta facendo bene al Pd (né qui a Pisa né nel resto d’Italia), che si trova a vivere il periodo di massimo splendore nel momento di massima crisi identitaria».

Viale le ha chiesto di entrare nella sua segreteria?

«Sì, ma ho rifiutato, d’accordo con i tanti che mi hanno votato. Rimango un dirigente del Pd e collaborerò all’indirizzo delle politiche cittadine, sempre che si rispetti un metodo di lavoro che consiste nel fare il dibattito prima di prendere le decisioni. E’ fondamentale sempre portare tutte le questioni in assemblea comunale, nei circoli e nei Ctp. Per questo non possono sorprendere le polemiche sul calo degli iscritti in un circolo come quello di Pisanova».

Non crede che questo possa indebolire l’amministrazione comunale, visto che qualcuno paventa una possibile crisi?

«Rispondo con una domanda: per lasciarla in mano ad improbabili e improvvisati difensori del popolo? Non sono disposto ad alimentare questa visione populista e da tifoserie del fare politica. Nonostante le molte difficoltà che oggi ci sono nell’amministrare le città, il Pd e le altre forze di maggioranza a Pisa hanno la maturità e la responsabilità per portare in fondo il proprio impegno».

Come valuta l’azione amministrativa di Palazzo Gambacorti?

«Ad un bivio: stiamo finalmente concludendo tanti progetti importanti che hanno rivoluzionato la città. Ma siamo rimasti indietro sul fronte degli interventi che riguardano le periferie: da anni promettiamo senza dare vere soluzioni ai molti problemi della viabilità e della sicurezza, e più in generale della vivibilità».

Approfondiamo questo punto…

«Siamo alla volata finale ed entro fine mandato, nel 2018, dobbiamo riuscire a centrare tanti risultati. Non possiamo far finta che non ci siano problemi. Anzi, più li riconosciamo e più saremo in grado di affrontarli. C’è bisogno di meno Palazzo e più strada. Serve un nuovo rapporto con i cittadini: partecipazione, condivisione degli interventi, rimodulazione se le persone ci chiedono modifiche».

Come riuscire a concretizzare questa accelerazione?

«La macchina comunale deve funzionare meglio, più rapidamente e dando priorità a tutti quei piccoli interventi che nel complesso fanno la qualità della vita in città. E per fare questo c’è bisogno di una giunta più presente e non di assessori part-time. Non possiamo sempre dare la colpa delle inadempienze agli uffici. Gli assessori hanno una responsabilità in più rispetto al consiglio: dovranno essere più presenti e dare impulso alla macchina amministrativa. Quello che non riusciremo a fare sarà responsabilità loro, prima di tutto, oltre che di tutta la maggioranza. Altrimenti difficilmente riusciremo ad affrontare con successo questa ultima fase del mandato».

A dicembre il consiglio sarà chiamato a votare il bilancio di previsione 2016…

«Sarà un passaggio importante, perché darà un indirizzo triennale ai nostri impegni e ci accompagnerà fino al 2018. Questa è l’occasione per dirci e dire alla città che cosa vogliamo fare entro la fine del mandato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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