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Cosa Nostra, Bindi: «Non servono eroi ma buoni cittadini»

Cosa Nostra, Bindi: «Non servono eroi ma buoni cittadini»

La “lezione” della presidente dell’Antimafia agli studenti Intitolato al generale Dalla Chiesa il nuovo terminal bus

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PISA. «Per battere la mafia non servono eroi, ma occorre un popolo di cittadini che rispetta la Costituzione e le regole».

A sostenerlo è Rosy Bindi, presidente della commissione Antimafia, intervenendo insieme al sindaco Marco Filippeschi, al vicesindaco Paolo Ghezzi, al comandante provinciale dei carabinieri Andrea Brancadoro e al prefetto Attilio Visconti, al convegno “La lotta alle mafie da Dalla Chiesa ai giorni nostri” che si è svolto ieri al centro Maccarrone prima della cerimonia di intitolazione del nuovo terminal dei bus alla Sesta Porta al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia il 3 settembre 1982.

«Fate un patto con Carlo Alberto Dalla Chiesa - dice Bindi rivolgendosi alle decine di studenti presenti all’iniziativa -: fate il vostro dovere sempre e scegliete la legalità, perché è il modo migliore per onorare la sua memoria». «Dalla Chiesa – prosegue la presidente della commissione Antimafia - è stata una persona fondamentale per sconfiggere il terrorismo, in particolare quello rosso, che ci ha privato di tanti uomini schierati in prima linea nella lotta al terrorismo e che avvicinavo lo Stato e le istituzioni ai cittadini. Anche la mafia (e il terrorismo internazionale) può essere sconfitta, ma dipende da ciascuno di noi. Non ci siamo ancora riusciti, perché la criminalità organizzata è un fenomeno strutturale del Paese e ne ha condizionato anche la storia. Stiamo però uscendo dal ventennio in cui è stato indebolito l'ordinamento con leggi che hanno permesso alle mafie di inquinare la finanza e prosperare con gli affari illeciti, soprattutto grazie alla nuova legge sugli appalti o a quella sul riciclaggio che hanno segnato un’inversione di tendenza».

«Oltre ad essere un grande servitore dello stato e dei cittadini – aggiunge il comandante dei carabinieri –, Dalla Chiesa ci ha insegnato che non esistono gruppi o organizzazioni criminali che non possono essere sconfitti. La legalità non si ottiene con leggi speciali, ma con l'interpretazione e l’applicazione rigorosa di quelle che ci sono perché essa figlia di una condotta etica e morale che rende le scelte individuali di ciascuno una protezione del bene comune di cui godiamo tutti». Dopo il convegno, la scoperta della targa al terminal dei bus in via Battisti.

«Un piccolo gesto – sottolinea Filippeschi -, ma in un luogo simbolico, attraversato ogni giornata da migliaia di persone e centinaia di studenti». Una sorta di monito perché «non dobbiamo pensare che il fenomeno mafioso non ci riguardi – prosegue il primo cittadino -: abbiamo visto che anche la Toscana e le nostre città non sono immuni dal rischio di certe infiltrazioni».

«Un luogo importante della città, dedicato ad un grande uomo e ad un grande servitore dello Stato – conclude la presidente della commissione Antimafia -. Ricordare le persone che hanno pagato con la vita il loro impegno non significa solo rendere loro omaggio, ma anche ricordare che grazie al loro lavoro possiamo godere della libertà e della democrazia. Valori che vengono spesso messi a rischio, ma che vanno custoditi con l’impegno di tutti».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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