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Super trapianto salva un giovane

Super trapianto salva un giovane

Impresa a Cisanello, nuovo fegato su un giovane affetto da rara emofilia. Quarto caso al mondo

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PISA. Un eccezionale trapianto di fegato è stato eseguito con successo su un giovane affetto da una rara forma di emofilia, detta di Von Willebrand tipo 3. Quello eseguito a Pisa è il quarto caso mai registrato al mondo ma erano ormai oltre10 anni che procedure del genere non venivano effettuate, a causa degli scarsi risultati ottenuti. L'intervento stavolta è stato possibile grazie ad una preparazione e pianificazione minuziosa che ha impegnato, in tutto, oltre 150 professionisti. Questa patologia, infatti, espone il paziente ad un elevatissimo rischio di emorragie incontrollabili o, al contrario, di complicanze trombotiche irreversibili durante e dopo le procedure chirurgiche.

Il paziente, di 35 anni, era seguito sin dalla nascita al Centro di riferimento per le malattie emorragiche dell'ospedale Gaslini di Genova diretto dal dottor Angelo Claudio Molinari e successivamente anche dal professor Antonino Picciotto e dalla dottoressa Simona Marenco nell'unità operativa di diagnosi e terapia delle epatopatie e ambulatorio del trapianto di fegato dell'Irccs San Martino-Ist di Genova, in quanto aveva sviluppato una cirrosi epatica virus-correlata ormai in fase terminale.

L'intervento ha visto in prima linea a Cisanello i chirurghi Davide Ghinolfi, Giuseppe Arenga e Daniele Pezzati, che hanno eseguito l'intervento con la collaborazione della dottoressa Nadia Cecconi (unità operativa di ematologia), del professor Aldo Paolicchi e della dottoressa Laura Caponi (laboratorio di patologia clinica), della dottoressa Lucia Bindi, del dottor Gianni Biancofiore e della dottoressa Alicia Graciela Spelta (unità operativa di anestesia e rianimazione del trapianto), ancora dei chirurghi Paolo De Simone e Laura Coletti oltreché dei colleghi del nosocomio genovese.

«L'eccezionalità dell'intervento - sottolinea il professor Franco Filipponi, responsabile dell'unità operativa di chirurgia epatica e del trapianto di fegato dell'Aoup - sta, oltreché nell'essere stati in grado di portare a termine con successo un intervento dagli enormi rischi e criticità potenziali, nell'essere riusciti a coordinare una complessa macchina organizzativa in cui anche il più piccolo degli ingranaggi era indispensabile per il successo della procedura. Professionisti di èquipe e addirittura ospedali diversi, hanno lavorato in perfetta sincronia, come solo pochi centri di eccellenza possono garantire».

La rivista American Journal of Transplantation, la più prestigiosa del settore, riconoscendo l'eccezionalità dell'intervento, pubblicherà un articolo sul caso eseguito a Pisa, ritenendo la metodologia seguita un esempio che apre nuove prospettive di cura ad altri pazienti nelle medesime condizioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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