Il Tirreno

Pisa

Spari a una cassiera, un sms lo scagiona

Luca Tronchetti
La polizia al Penny Market dopo la rapina
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La polizia al Penny Market dopo la rapina

Assolto l'uomo di 49 anni riconosciuto come somigliante da alcuni testimoni della rapina a un Penny Market in Lucchesia

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LUCCA. Assolto per non aver commesso il fatto. Per il giudice dell'udienza preliminare non è stato Alessandro Antonio Giuliani, 49 anni, viareggino, a sparare con un fucile a canne mozze calibro 12 alla commessa Ombretta Cordoni, 61 anni, di San Giuliano Terme, dipendente del Penny Market di Pontetetto, in Lucchesia alle 20 del 29 maggio 2014. O almeno non ci sono prove sufficienti in grado di inchiodarlo. Cade l'accusa di tentato omicidio e rapina aggravata che aveva spinto la procura a chiedere per Giuliani 10 anni di reclusione. Resta quella, decisamente più lieve, di ricettazione. Perché, nel corso della perquisizione fatta dalla polizia nella sua casa, vengono rinvenute targhe e pezzi di ciclomotori rubati. Per quel reato il giudice Riccardo Nerucci lo condanna in abbreviato a 18 mesi di reclusione. Gongola soddisfatto l'avvocato Massimo Landi di Viareggio, legale di un imputato che sin dal momento in cui la polizia gli aveva messo le manette e lo aveva trasferito al San Giorgio era caduto dalle nuvole.

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«La rapina di Pontetetto? Ma se neanche so dov'è». Lui sostiene di non aver mai compiuto rapine. Per il legale dell'imputato il giudice con gli elementi in suo possesso non poteva che emettere quella sentenza. Due i punti cardine: le testimonianze non concordanti e l'sms giunto al cellulare dell'indagato 30 minuti dopo la rapina. «Per incastrare il mio assistito - dice l'avvocato Landi - sono partiti dalla sua conoscenza con due persone che avevano commesso un colpo identico in un supermarket di Pisa utilizzando un fucile a canne mozze. Da lì hanno mostrato a tre testimoni della rapina di Pontetetto un fascicolo con delle foto segnaletiche. Due di loro hanno indicato il mio assistito come persona somigliante al bandito, l'altro invece l'ha riconosciuto senza il minimo dubbio. Peccato che la descrizione non corrispondesse nemmeno con quella fornita dalla commessa a cui il malvivente aveva sparato. C'è poi il messaggino ricevuto sull'utenza telefonica di Giuliani dalla sua convivente trenta minuti dopo la rapina. E la cella aggancia in via Comparini a Viareggio».

Con il motorino rubato raggiungere quella zona in mezz'ora non è impossibile, ma è estremamente difficile. «La ricostruzione degli inquirenti - conclude l'avvocato Landi - non torna perché alcuni giorni dopo a Verciano viene rinvenuto lo scooter presumibilmente usato dall'autore del reato. Ma non ci sono impronte di Giuliani. Il giudice lo ha capito benissimo: non è lui ad aver commesso la rapina e sparato alla donna». Il fucile è sparito. L'arma usata per compiere la rapina si è volatilizzata. Sparita nel nulla. Adesso la procura farà Appello, ma intanto il caso è irrisolto e una donna con ancora i pallini nel corpo attende di conoscere il nome di chi le ha rovinato la vita.

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