Sicurezza
Provincia verso il dissesto per mancanza di soldi
Le accuse di Marco Filippeschi: «Un nuovo taglio dalla legge di stabilità mette a rischio i servizi. Non potremo contare su oltre dieci milioni di euro»
PISA. «Da gennaio la Provincia rischia di essere un’istituzione morta, ma noi non ci stiamo a diventare i liquidatori dell’ente». Più che un grido di allarme, quella del sindaco Marco Filippeschi, presidente della Provincia di Pisa, è la constatazione, dopo quattro anni di tagli, di un percorso giunto ormai ad un bivio. La legge di stabilità prevede un taglio di 500 milioni di euro e, senza una sostanziale correzione, rischia di portare al dissesto la Provincia di Pisa e tutte le altre province toscane. «Un default indotto, fatto per il prelevamento di risorse dai territori a beneficio dello Stato e a scapito dei servizi locali», specifica Filippeschi, che ha già messo in campo una serie di iniziative per contrastare l’ennesimo taglio che – se approvato – mette a rischio la gestione delle scuole e delle strade e la stessa sopravvivenza dell’ente. Dalla richiesta di incontro con i parlamentari pisani alla convocazione per l’11 dicembre dell’assemblea dei 37 sindaci della provincia. Dalle comunicazioni in consiglio comunale a quelle nell’assemblea provinciale, fino alla richiesta di incontro con la sezione toscana della Corte dei Conti «per informare del dissesto annunciato». Una vera e propria mobilitazione per cercare di modificare la legge prima della sua approvazione definitiva.
Proiezioni. Le proiezioni dell’Upi Toscana sugli effetti della manovra parlano chiaro: alla Provincia di Pisa, nel 2016, mancheranno quasi 10,6 milioni di euro. Oltre 79 milioni, in totale, alle province toscane. A fronte di 35 milioni di entrate, l’ente di piazza Vittorio dovrà sostenere 45,5 milioni di spese con un saldo negativo di oltre 10 milioni.
Servizi a rischio. Una manovra che rischia di vanificare gli sforzi operati nel 2015 per l’attuazione della riforma Delrio, con il passaggio alla Regione della maggior parte delle funzioni esercitate dalle province, e mette in pericolo la gestione della rete stradale e quella delle scuole superiori (le due funzioni fondamentali rimaste alle province).
Personale. Riorganizzazione che porterà, dall’1 gennaio, al dimezzamento del personale impiegato. A fronte dei 478 dipendenti attuali, dal prossimo anno saranno 213 i lavoratori a carico della Provincia. Sei passeranno ai Comuni, 136 alla Regione e 26 saranno trasferiti (o sono già stati trasferiti) in altri enti, con un risparmio di oltre 5,4 milioni di euro. Tra la fine dell’anno e il 2016, 55 lavoratori andranno in pensione. Dei 15 dirigenti ne rimarranno cinque. «In un anno abbiamo razionalizzato l’ente, diminuito la spesa di personale, creato efficienze, recuperato capacità d’entrata, riportando i conti in ordine. Se ci danno quello che ci è dovuto siamo in grado di mettere a posto scuole e strade – prosegue Filippeschi – e possiamo funzionare come hub per dare servizi ai comuni. Se subiamo questo taglio, il nuovo ente di area vasta sarà morto prima di nascere, ma noi sindaci, non ci stiamo a fare i liquidatori. Questo non è il nostro mestiere: i sindaci difendono ed incrementano i servizi. Chiediamo – conclude Filippeschi – l’attuazione della legge Delrio e la rinuncia al taglio devastante. Oppure il governo e il parlamento si prendano la responsabilità di una scelta di azzeramento della riforma giustificando di fronte ai cittadini il taglio di servizi essenziali e di potenzialità di risparmio di spesa».
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