Il Tirreno

Pisa

Pensioni, rivalutazioni bloccate «Bombardiamo di lettere l’Inps»

di Mario Neri

Dopo la sentenza della Consulta che boccia la legge Fornero il governo ha mandato i rimborsi Ma la Cisl attacca: sono inferiori alle attese, invitiamo gli iscritti a “inondare” l’Istituto di previdenza

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PISA. Si sapeva che sarebbe stato un boccone amaro, una una tantum per quattro anni di mancate rivalutazioni Istat sugli assegni delle pensioni. Si sapeva che sarebbero stati pochi (non più del 40 per cento di ciò che si era perso per strada per effetto della legge Fornero), ma nessuno credeva che in alcuni casi i rimborsi del governo avrebbero assunto anche il sapore di una beffa.

A costringere Matteo Renzi e l’Inps di Tito Boeri ad una contro manovra d’agosto è stata la sentenza con cui ad aprile scorso la Corte Costituzionale ha demolito parte della riforma con cui l’ex ministro dell’era Monti aveva introdotto nel segno dell’austerity il blocco delle indicizzazioni sulle pensioni. Quel blocco era illegittimo e i pensionati andavano risarciti, disse la Consulta. Ma «il rimborso stabilito dall’esecutivo in seguito alla sentenza - ricostruisce il segretario provinciale dei pensionati della Cisl, Gabriello Cima - è apparso largamente inferiore alle attese, in molti casi alcuni nostri iscritti hanno ricevuto il 35% di ciò che hanno perso».

Per questo il sindacato si sta attrezzando. La Cisl infatti sta chiamando a raccolta i propri pensionati per fornirgli un modulo con cui “bombardare” di richieste l’Inps provinciale e la direzione generale a Roma e chiedere così «la piena applicazione del verdetto della Corte». Il blocco fissato dalla Fornero riguardava le pensioni tre volte superiori al trattamento minimo. Secondo uno studio della Cisl, in questi anni milioni di pensionati italiani hanno subìto un taglio agli assegni mensili che varia da 86,48 euro mensili per le pensioni sopra i 1.500 euro fino a 142,81 euro mensili per chi quattro anni fa riscuoteva 2.500 euro. La perdita, ad esempio, è di 113,69 euro mensili se il pensionato riscuoteva 1.800 euro, e fino a 366,99 euro per le pensioni 14 volte superiori al minimo (per le quali è stato chiesto anche un contributo di solidarietà del 6%). In provincia di Pisa sono oltre 15mila i pensionati a subire il blocco.

Lo stop venne parzialmente eliminato sotto il governo Letta, che riattivò le rivalutazioni ma applicandovi tagli progressivi. Una misura che Renzi si appresta a confermare nella legge di stabilità per il biennio 2016-2017 e che si applicherà alle pensioni quattro volte superiori al minimo (dai 2.000 euro in su). Le pensioni superiori a 4 volte il minimo nel biennio 2017-18 avranno una rivalutazione automatica del 75% anziché del 90%; quelle superiori a 5 volte il trattamento minimo Inps avranno una rivalutazione del 50% anziché del 75%; da 6 volte il minimo del 45% invece che del 75%.

«La manovra farà da copertura per alcuni dei provvedimenti più importanti sulla flessibilità - dice Cima della Cisl - come l’opzione donna, che rivede i termini stabiliti dalla Fornero per l’accesso alla pensione delle donne rimaste fuori, la no tax area per i pensionati e il part-time. Tutte queste misure potevano essere finanziate con una patrimoniale dell’1% sugli stipendi sopra i 500mila euro». Per questo ora la Cisl chiede la «restituzione di quanto illegittimamente non corrisposto tra il 2012 e la data a decorrere dalla quale sarà ordinato il pagamento mensile della pensione ricostituita; infine l'attribuzione degli interessi legali», dice il sindacalista della Cisl, che chiede agli iscritti di inondare di domande l’Inps.

Non sono ancora partiti i ricorsi di massa. I sindacati stanno promuovendo alcune cause “pilota”. «Sono tentativi - dice Sandro Renzoni, responsabile regionale dell’Inca della Cgil - per capire come si muovono i giudici rispetto alla sentenza e al decreto del governo sui rimborsi». «Speriamo si possa arrivare ad una trattativa - conclude Cima - altrimenti daremo battaglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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