Il Tirreno

Pisa

L'abusivismo

Via Pisano, un suk fra le ville liberty

di Mario Neri
Via Pisano, un suk fra le ville liberty

Nella strade a un passo da piazza dei Miracoli i venditori irregolari si sono riorganizzati dopo la stretta ai controlli

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PISA. Le ville liberty sono diventate vetrine. Alcuni hanno appeso la merce ai cancelli. Qualcuno si è portato anche la sedia, tutti hanno steso i loro lenzuoli bianchi sui marciapiedi. In vendita per lo più borse in pelle, ma anche zaini, marsupi, borselli. Del resto i marciapiedi di via Andrea Pisano sono larghi e a un passo c’è uno dei parcheggi a pagamento più vicini alla Torre.

«Cercano di raccogliere qualche spicciolo dai turisti che escono dal posteggio e aiutano i visitatori a trovare un posto sulla strada», dice una residente, «ma in effetti cominciano ad essere troppi. A volte è perfino imbarazzante, dobbiamo chiedere permesso per poter aprire i cancelli».

Si sono organizzati a gruppi di non più di cinque venditori: uno fra il civico 13 e il portone del 15, un altro un po’ più in là, davanti all’Hotel Pisa Tower. Siamo a circa cento metri da piazza Manin, la porta d'ingresso alle meraviglie dell’area Unesco.

E così in una delle strade più cool della città da qualche tempo vive una trasformazione. Effetto della stretta ai controlli sul percorso pedonale dei turisti che ogni giorno arrivano dal parcheggio scambiatore di via Pietrasantina a piazza dei Miracoli. Il giro di vite sulla sorveglianza ha costretto moltissimi degli abusivi a ridisegnare la geografia del commercio irregolare intorno al rettangolo delle meraviglie. E così ora di fronte alle case con i timpani alle finestre e il finto bugnato che incornicia i portoni c’è un nuovo suk dell’abusivismo commerciale.

«Noi dobbiamo lavorare, altrimenti come mangiamo», dice Alil, un venditore senegalese, uno dei giovani del gruppo di via Pisano. Non tutti i residenti percepiscono la loro presenza come una minaccia. «Sì, forse sono un po’ troppi - dice Lidia Gorbino, che abita proprio al civico 13 - ma quatomeno da quando ci sono loro sono sparite le borseggiatrici. E se devo dire la verità, sono gli unici a controllare la fermata del bus, davanti a piazza Manin. A turno, qualcuno di questi ragazzi si dirige verso la stazione del bus per cacciarle».

Altro snodo del mercato del falso è diventato via Vecchia di Barbaricina, la strada che, proprio da Largo Cocco Griffi, si incrocia con via Pisano, una delle direttrici molto battute dagli studenti di Ingegneria. Lì l’organizzazione è più o meno la stessa, ma con una variante. Da una parte della strada c’è la merce distesa sui tappetini bianchi, dall’altra i venditori in attesa dei clienti. Motivo? Nessuno, in caso di controlli, può essere identificato come il proprietario della merce contraffatta. O almeno credono. Di certo l’atmosfera è molto meno distesa. Non è per niente liberty, ecco. Tanto che ieri è bastato avvicinarci per scattare due foto per essere circondati da quattro uomini: «Le foto solo alle borse, alle persone no». E chi lo dice? «Lo diciamo noi, qualcosa in contrario?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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